Quando vai via
mi abbandoni in un vuoto che non so colmare
Poi mandi la tempesta
irrompe dai vetri della mia finestra
si porta via i mobili
li rimpiazza con la spuma del tuo mare
che colma d'incanto
tutto il mio prosciugare
https://www.youtube.com/watch?v=zH1o9TPETYk
mercoledì 22 luglio 2020
giovedì 25 giugno 2020
Gli stessi bicchieri
La neve che si srotola come un tappeto gelido fuori dal
finestrino mi ha sciolto il cuore.
Siamo
stati tutti piccoli ostaggi dei nostri adulti
in
giro per luoghi che ci hanno lasciato in apparenza indifferenti
e che
invece hanno scavato sotto le nostre vene cunicoli e tane in cui riporre la
loro magnificenza
ripiegata con cura
fino a quando non fossimo stati pronti ad
indossarla ancora
-----------------------------------------------------------------------------
Avevo due fratelli.
Uno timido, silenzioso, faticava a guardarmi negli occhi
l'altro istintivo.
Uno suonava il xilofono, l'altro il clarinetto.
Abbiamo passato molto
tempo assieme
bevuto inconsapevolmente dagli stessi bicchieri, con cui i nostri adulti tentavano di farci ammalare
di quelle malattie infantili che vanno
prese
e che io, a quell'età, non presi.
Li osservavo, era così
interessante la loro diversità.
Se le davano, a volte, di santa ragione,
separarli, prima che grossi segni rossi apparissero sui loro bei
visi, era assai arduo.
Amavo, riamata, uno di loro
un sentimento a me sconosciuto.
Quel giorno vennero insieme a bussare alla mia porta per andare a
giocare,
ma io fui addobbata a festa per andare in un posto.
La mia memoria mi gioca, a volte, brutti scherzi,
ma niente può dinanzi allo stupore di quei 4 occhi che si sono arpionati a me come artigli
e che mi hanno accompagnata attraverso le mie ere.
Uno dei due si è lasciato sfuggire "sei bella, sembri
una principessa".
Impensabili, fino ad ora, simili parole da quelle giovani labbra
e a pronunciarle era colui per il quale il mio cuore inconsapevolmente palpitava.
Per poco non esplose.
Un giorno scoprii che per me litigavano,
che ero, inconsapevolmente, causa dei loro parapiglia.
Uno dei due, piangente, mi disse "A te piace lui perché è più bello, ma
sappi che io sono più buono".
Così lo scoprii.
Aveva torto perché erano (e sono) belli entrambi, di una
bellezza delicata.
Aveva ragione perché a me piaceva chi diceva lui
e soffrii della sua sofferenza
della competizione
della sconfitta.
Da allora nascosi ogni mia pulsione,
ancor di più di quanto già facessi, agli occhi di entrambi.
Non volevo più lacrime
Non volevo altro dolore
di cui essere artefice.
e 2020
Per qualche oscuro motivo
i tuoi ricordi
sono l'unica cosa alla quale riesco ad aggrapparmi
per non cadere
Per qualche oscuro motivo
i tuoi ricordi
sono l'unica cosa alla quale riesco ad aggrapparmi
per non cadere
domenica 7 giugno 2020
Eden
Le camere buie e senza ospiti
i corridoi silenziosi
in cucina giacciono le ultime stoviglie
in attesa d’esser lavate
per l’ultima volta.
Piante e fiori crescono rigogliosi
si impadroniscono delle terrazze che conoscono solo i passi
felpati dei gatti
e lo sbatter d’ali dei gabbiani.
Giù in fondo, al pian terreno
nella reception polverosa e poco illuminata
scrivo email incomprensibili.
Cerco affannato sulla tastiera lettere che non ci sono
quelle poche volte che le trovo il monitor ne rivela delle
altre al loro posto
penso di aver sbagliato a digitare, torno indietro e cancello
digito di nuovo ma niente
compare sempre un’altra lettera.
Le lettere già digitate cambiano di posto, si mischiano, si
ricombinano
confondono ogni senso che avrei voluto dare
se un senso c’era nella mia testa
perché ora non mi viene in mente.
Da quanto tempo sono impegnato in questa inutile attività?
Non ricordo neanche questo
ma è comunque trascorso il tempo necessario a sopprimere
ogni fine
l’attività diventa lo
scopo.
E' così che diventa infeconda la vita
giorno dopo giorno
ora dopo ora
la meta di se stessa.
Ma poi succede qualcosa
si affaccia inatteso il “primo” cliente
come Adamo nel giardino dell’Eden
D’incanto i corridoi si illuminano
salta fuori il personale dal nulla
è tutto un fermento, un affannoso preparativo per l’illustre
ospite
che risulta odioso, invadente, maleducato.
Scorrazza per l’Eden senza rispettarne le regole, come fosse
il padrone
come lo fosse sempre stato.
Io sono qui da tempi immemorabili
non posso credere che a questo era destinata la mia eterna
angoscia e solitudine.
Ad accogliere la tua malacreanza
e quella della tua detestabile compagna.
https://www.youtube.com/watch?v=5-IxkvaXlzE
Stamattina non era un Eden
e non era l'inferno
Avrei preferito lo fosse
Non sarebbe stato tanto misero
domenica 31 maggio 2020
Bug esistenziale
Inchiodato a un letto di ospedale
con i ferri nelle ossa
le ferite che non davano tregua
che inzuppavano di sangue le lenzuola
ero sorridente
lo sono stato sempre
anche quando non mi vedeva nessuno
Ti sembrerà incoerente
tanta positività in una mente che pensa di darsi la morte
eppure non lo è
è la vita che è dentro di me che comanda
digrigna i denti al demone che mi rappresenta
pensa al posto mio
vuole, desidera, chiede
dice che lo fa per me
intanto mi infligge la reclusione nell'angolo più buio
mi obbliga alla prigionia delle carceri nel mio stesso castello
trattato come un pazzo in catene
per il suo stesso "bene"
a impedirne il ferimento
Essere vivi è un'illusione
è la vita che vive se stessa
non noi
per farlo ha bisogno di coscienze docili
che non si ribellano
coscienze vergini
alle quali verrà promessa una qualche felicità
rese arrendevoli al dolore
e poi, alla fine, condotte al macello
Parlo troppo
con te
con i ferri nelle ossa
le ferite che non davano tregua
che inzuppavano di sangue le lenzuola
ero sorridente
lo sono stato sempre
anche quando non mi vedeva nessuno
Ti sembrerà incoerente
tanta positività in una mente che pensa di darsi la morte
eppure non lo è
è la vita che è dentro di me che comanda
digrigna i denti al demone che mi rappresenta
pensa al posto mio
vuole, desidera, chiede
dice che lo fa per me
intanto mi infligge la reclusione nell'angolo più buio
mi obbliga alla prigionia delle carceri nel mio stesso castello
trattato come un pazzo in catene
per il suo stesso "bene"
a impedirne il ferimento
Essere vivi è un'illusione
è la vita che vive se stessa
non noi
per farlo ha bisogno di coscienze docili
che non si ribellano
coscienze vergini
alle quali verrà promessa una qualche felicità
rese arrendevoli al dolore
e poi, alla fine, condotte al macello
Parlo troppo
con te
lunedì 18 maggio 2020
Hipo chondros
Dietro la volontà di non sentire un punteruolo conficcato sotto lo sterno
c'è la paura
non ci sei tu
è sensuale la tua afflizione
deve esserlo anche il tuo sterno che le fa da cappello
Abituata
non più derubata
(dal dolore)
c'è la paura
non ci sei tu
è sensuale la tua afflizione
deve esserlo anche il tuo sterno che le fa da cappello
Abituata
non più derubata
(dal dolore)
sabato 9 maggio 2020
Dura scorza di cuoio e morbida pelle rovente
La tua calligrafia mi ha emozionato.
Mi è caduto subito l’occhio su quel particolare, prima
ancora di leggere il contenuto del biglietto, lì sotto la pioggia, in
quell’ibrido di luce e tenebra.
Forse è una cosa che non ti piacerà, già lo so.
Ho notato quella piccola imperfezione, un’indecisione nel
tratto, un punto interrogativo che si sovrappone alla parentesi, e poi ancora
punti interrogativi.
Ho sentito l’esitazione, tua, e forse anche un po’ di
nervosismo (c’era qualcuno che ti pressava mentre scrivevi?), l’ho percepita
sulla pelle, mi è sembrato come di udire il battito del tuo cuore accelerato,
insieme al mio che lo ascoltava.
Era come un balbettio dell’anima.
Qualcosa di magico, che la scrittura digitale non potrà mai
rendere.
Qualcosa che forse ti fa inorridire, ma che rende ebbro di
piacere me.
Lo sai vero che effetto fai agli altri.
Appari bella, di una bellezza superba, invincibile.
Impossibile da amare, forse anche da desiderare.
Inafferrabile come una dea e lo splendido e folle diamante della
“tua” canzone (di cui mi sono innamorato).
Eppure anche gli dei invidiano la nostra mortalità, e le debolezze che porta con
se.
Solo noi, esseri imperfetti e colmi di paure, siamo in grado
di amare, di vivere così intensamente, proprio perché sappiamo di essere già
morti.
Alcune volte ho paura di te, perché
nella tua apparente perfezione non lasci spiragli, non concedi speranza.
Quelle volte che mi fai (Intra)vedere una tua debolezza mi
batte il cuore all’impazzata, si risveglia pieno di ardore, pronto a proteggere
e ad amare quel tenero e debole fagottino che gli hai donato.
Fai bene ad esserti resa di scorza dura e scintillante, e
deve essere stato tanto faticoso indossarla.
Ti hanno fatto soffrire, l’hai dovuto fare, quella scorza ti ha fatto sopravvivere ieri e ti protegge oggi.
Fai bene.
Ma io sento che mi parli da lì dietro, parli un linguaggio
che capisco, mi chiedi qualcosa nella mia lingua.
O forse è talmente grande il desiderio che tu lo faccia che
oramai sento le voci.
Continua a proteggerti, ma fai vedere a qualcuno
quello che hai dentro, “prima che il giorno ti rubi la luce” risplendi della
tua bellezza segreta, una cosa così bella non puoi tenerla solo per te.
Lascia che qualcuno, prima o dopo, si accorga di te, mortale
che vivi sotto le sembianze di dea.
Non devo essere necessariamente io, mi tremano le vene al
solo pensiero, al desiderio.
Se pensi che il “tuo” uomo sia degno di tale dono non
privarlo di questo.
Io quello che sono riuscito ad avere me lo tengo stretto per
sempre nel petto come il più prezioso dei regali.
La foto nella mia ultima opinione è una donna bellissima e
sensuale che slancia il suo petto come a volersi svelare, senza pudore ci
mostra i suoi seni turgidi che incorniciano la sua ferita ancor più splendida.
Sembra di cuoio la sua scorza, ma sotto nasconde morbida
pelle infuocata.
Amerò per sempre sia l’una che l’altra.
a 2015
giovedì 19 marzo 2020
Il pozzo nero
Non lo so che festa era ieri,
forse hai ragione, non era la festa del padre biologico,
ma non dovrebbe esserlo neanche del padre assente,
del padre padrone,
di quello anaffettivo, oppressivo, egoista, violento
"la festa del papà è una ricorrenza civile diffusa in alcune aree del mondo, celebrata in onore della figura del padre, della paternità e dell'influenza sociale dei padri"
ho trovato questa definizione in rete, e questa non sarebbe d'accordo né con te né con me,
estenderebbe la festa a quasi tutti i padri, probabilmente anche quelli solamente biologici se provano anche un poco di amore verso la loro prole, riprendendo il concetto generico di paternità.
Tuttavia la definizione mischia il concetto di padre con il termine, poco musicale e in parte buffo, di papà.
Padre - uomo che ha generato uno o più figli, considerato rispetto ai figli stessi
Papà - Padre, è voce affettuosa ad indicare il padre in ambito famigliare
io ci trovo una grande differenza, se è (stata) la festa del padre, andrebbero festeggiati tutti coloro che generano, se lo è del papà solo coloro che sono amati dalla loro prole, che generano un sentimento di affetto nella stessa.
Se non avessi sentito di chiamare tuo padre, ieri, è chiaro che non sarebbe stata neanche la festa del tuo.
Se non ti sei sentita di chiamarlo, in vita, con quel termine sgorbietto che tanto detesti è triste, anche se giustificato dalle sue mancanze.
Era padre ma non è stato un papà, non ha saputo proteggere e amare il tuo cuore infante.
Che dovrei dire del mio io?
Sapendo che ho fatto un incidente grave ha trovato il tempo di chiamarmi solo dopo 30 giorni dall'operazione, "fatti coraggio" mi ha detto.
Sapendo quello che accade in Italia e nel mondo è riuscito a mandare un solo messaggio, "come va li?"
Ma io non ho bisogno del suo amore, da molto, troppo tempo.
Non è una vendetta, non ne ho bisogno davvero, la riprova è che non ho bisogno neanche dell'amore di mia madre, dei fratelli, degli zii, di cugini
mi basta stiano tutti bene, loro non possono aiutarmi.
non può aiutarmi il loro amore.
Abbiamo già parlato di questo.
"Se penso a ieri sera, rivedo tutti i padri che hanno lasciato Bergamo adagiati nei camion militari, per andare a svanire definitivamente altrove, soli come negli ultimi giorni della loro vita, privi del calore dei loro figli disperati"
Sapevo che lo avesti pensato, pensato senza retorica, e che ti avrebbe fatto male il pensiero.
Ho imparato ad amarti per questo.
Addolora anche me, tuttavia provo un senso di fastidio, a tratti rabbia, nella consapevolezza che buona parte di quegli anziani sono stati soli ben oltre gli ultimi giorni della loro vita, privati del calore dei loro figli da sempre, basta vedere come vivono in abbandono, dimenticati da qualche parte.
Negli ospedali li vedo quasi sempre morire in solitudine
nelle città li vedo invecchiare in solitudine.
Per quelli che invece erano amati deve essere stato tremendamente nuovo doversi così traumaticamente separare.
Ma quando si soffre non c'è affetto che ti scaldi, pensi solo al dolore
non vedi l'ora che finisca,
non pensi più a niente, non conta più niente, il dolore colma tutto,
è come precipitare in un pozzo nero dove l'umanità ha gettato tutti i suoi lamenti.
Dentro il pozzo il mondo, e i suoi affetti, non ha più un senso.
Abbi pietà di tuo padre
e di te
farà bene a entrambi.
Quando è nata la piccola mi sono subito sentito diverso,
la amo
la penso continuamente
sono infinitamente preoccupato per lei
sento la mia vita che non mi appartiene più
che appartiene a lei
Questo mi rende padre
anche se non un papà.
forse hai ragione, non era la festa del padre biologico,
ma non dovrebbe esserlo neanche del padre assente,
del padre padrone,
di quello anaffettivo, oppressivo, egoista, violento
"la festa del papà è una ricorrenza civile diffusa in alcune aree del mondo, celebrata in onore della figura del padre, della paternità e dell'influenza sociale dei padri"
ho trovato questa definizione in rete, e questa non sarebbe d'accordo né con te né con me,
estenderebbe la festa a quasi tutti i padri, probabilmente anche quelli solamente biologici se provano anche un poco di amore verso la loro prole, riprendendo il concetto generico di paternità.
Tuttavia la definizione mischia il concetto di padre con il termine, poco musicale e in parte buffo, di papà.
Padre - uomo che ha generato uno o più figli, considerato rispetto ai figli stessi
Papà - Padre, è voce affettuosa ad indicare il padre in ambito famigliare
io ci trovo una grande differenza, se è (stata) la festa del padre, andrebbero festeggiati tutti coloro che generano, se lo è del papà solo coloro che sono amati dalla loro prole, che generano un sentimento di affetto nella stessa.
Se non avessi sentito di chiamare tuo padre, ieri, è chiaro che non sarebbe stata neanche la festa del tuo.
Se non ti sei sentita di chiamarlo, in vita, con quel termine sgorbietto che tanto detesti è triste, anche se giustificato dalle sue mancanze.
Era padre ma non è stato un papà, non ha saputo proteggere e amare il tuo cuore infante.
Che dovrei dire del mio io?
Sapendo che ho fatto un incidente grave ha trovato il tempo di chiamarmi solo dopo 30 giorni dall'operazione, "fatti coraggio" mi ha detto.
Sapendo quello che accade in Italia e nel mondo è riuscito a mandare un solo messaggio, "come va li?"
Ma io non ho bisogno del suo amore, da molto, troppo tempo.
Non è una vendetta, non ne ho bisogno davvero, la riprova è che non ho bisogno neanche dell'amore di mia madre, dei fratelli, degli zii, di cugini
mi basta stiano tutti bene, loro non possono aiutarmi.
non può aiutarmi il loro amore.
Abbiamo già parlato di questo.
"Se penso a ieri sera, rivedo tutti i padri che hanno lasciato Bergamo adagiati nei camion militari, per andare a svanire definitivamente altrove, soli come negli ultimi giorni della loro vita, privi del calore dei loro figli disperati"
Sapevo che lo avesti pensato, pensato senza retorica, e che ti avrebbe fatto male il pensiero.
Ho imparato ad amarti per questo.
Addolora anche me, tuttavia provo un senso di fastidio, a tratti rabbia, nella consapevolezza che buona parte di quegli anziani sono stati soli ben oltre gli ultimi giorni della loro vita, privati del calore dei loro figli da sempre, basta vedere come vivono in abbandono, dimenticati da qualche parte.
Negli ospedali li vedo quasi sempre morire in solitudine
nelle città li vedo invecchiare in solitudine.
Per quelli che invece erano amati deve essere stato tremendamente nuovo doversi così traumaticamente separare.
Ma quando si soffre non c'è affetto che ti scaldi, pensi solo al dolore
non vedi l'ora che finisca,
non pensi più a niente, non conta più niente, il dolore colma tutto,
è come precipitare in un pozzo nero dove l'umanità ha gettato tutti i suoi lamenti.
Dentro il pozzo il mondo, e i suoi affetti, non ha più un senso.
Abbi pietà di tuo padre
e di te
farà bene a entrambi.
Quando è nata la piccola mi sono subito sentito diverso,
la amo
la penso continuamente
sono infinitamente preoccupato per lei
sento la mia vita che non mi appartiene più
che appartiene a lei
Questo mi rende padre
anche se non un papà.
giovedì 12 marzo 2020
Pianeti neri
Errando nella galassia dei pianeti neri
libero dalla prigionia di indossare un nome
e da ogni vincolo gravitazionale
vago senza una destinazione
Qui nessun dio imprigiona le sue creature nell'esistenza
non le obbliga a vivere
ed ogni giorno si celebra
la morte dell'ego
libero dalla prigionia di indossare un nome
e da ogni vincolo gravitazionale
vago senza una destinazione
Qui nessun dio imprigiona le sue creature nell'esistenza
non le obbliga a vivere
ed ogni giorno si celebra
la morte dell'ego
domenica 1 marzo 2020
Quello che mi spetta
Con la mano ha# spostato dalla nuca i miei capelli
Quando usi la lama con me io mi voglio sentire libero di
urlare
come di godere se mi dai un bacio sulla ferita appena aperta
La verità è che il mondo intero mi fa male, e continuerà a farmelo
ma io ho voglia di soffrire solo per te
Non minacciarmi di farmi più niente
sabato 22 febbraio 2020
Terre oniriche
03:37
Ma ora
dimmi
nel mio sogno
poco fa
che ci sei entrato a fare.
Io non lo so.
Non ricordo niente
so che ho tanto vagato stanotte
ma non so dove
che io sappia potresti anche essere entrata tu nel mio.
Non era un bel sogno
se ti sei svegliata nel cuore della notte
se ti sei svegliata nel cuore della notte
Non ricordo nulla dell'altra notte
se non il momento in cui ## ho sentito alle mie spalle
nell'oscurità della stanza in cui arrivavo trafelata
sfuggendo a chissà cosa o a chissà chi
mi sono fermata a riprendere fiato e coordinate in quel buio non troppo spaventevole
che nascondeva al mio sguardo un luogo già ignoto di suo
il cuore impazzito arrancava per riprendere il controllo
quello è stato il momento preciso in cui ## ho sentito sulla mia schiena
sbucato da qualche angolo oscuro
forse della stanza
o forse della mia mente
o forse er# lì ad attendermi
Non mi sfiorav#
ma il calore, estraneo alla mia pelle, che avvertivo attraverso la camicetta bianca e leggera, mi raccontava di ##
con la mano ha# spostato dalla nuca i miei capelli
e ho potuto solo immaginare il ### volto che si avvicinava
non abbastanza da eliminare definitivamente ogni distanza tra le ### labbra ed il mio collo
abbastanza da sentir## respirare il mio odore.
Viene voglia di migrare nelle terre oniriche
le tue
dalle mie si fugge
prive come sono
di ogni tuo odore.
di ogni tuo odore.
giovedì 20 febbraio 2020
Guardiano di notte
Davanti a monitor che inquadrano corridoi infiniti,
sempre uguali,
senza vita,
il giorno brulicanti di colletti bianchi,
uomini e donne che scorrono in loro come linfa vitale,
ho il compito di vegliare la notte,
che niente disturbi il loro riposo,
che nessuno violi i loro segreti.
Turni lunghi un’intera oscurità.
Nella solitudine più severa,
sono un registratore "mangianastri",
di quelli di una volta, con la doppia cassetta,
lasciato acceso a registrare il silenzio di una stanza deserta.
Il tasto REC col suo “clang” metallico inizia la memorizzazione sul lungo nastro magnetico,
sono pronto a scoprire cosa succede in una stanza deserta che pensa di essere sola,
immerso nel silenzio più rabbioso,
posso ascoltare il pianto di una stella lontana anni luce,
un pianto mescolato agli infiniti echi di parole di cui sono impregnate queste mura,
parole che servono unicamente a non capirsi.
Questo lavoro è di una bellezza maligna.
Nella quiete mi piacerebbe pronunciare il tuo nome,
e scriverlo,
ogni volta mi sembrerebbe di toccarti.
Mi piacerebbe.
Il turno è finito, l’alba sta per darmi il cambio,
un ultimo caffè dalla macchinetta automatica,
prendo la mia utilitaria,
è ancora buio fuori,
cerco l’ultima puttana ma non la trovo.
Torno nel mio appartamento al terzo piano,
la tapparelle sono perennemente abbassate,
qui dentro dormo solo,
non mangio, non leggo, non faccio l’amore,
dormo solo,
dormo quando gli altri mangiano, leggono, fanno l’amore.
Mi sfugge la relazione che c’è tra me e quello che mi sta succedendo in questa vita,
la vita e gli esseri viventi sono due cose distinte,
la vita vive se stessa attraverso noi,
e quando ha finito di usarci non rimane che carne da buttare
e anime da riciclare per l’universo.
Mi infilo sfatto nel mio letto,
Non c’è più speranza per me,
“di tutti i nostri sentimenti l’unico che non è veramente nostro è la speranza".
La speranza è propria della vita, è la vita che si difende.
Ma sono tranquillo,
ieri mi è capitato lo stesso,
e domani mi ricapiterà,
tutte le cose che conosco si riempiranno di aculei,
ed io non potrò che toccarle con dolore.
Mi hanno cucito in un sacco e buttato in fondo al mare,
ma posso stare senza respirare per anni,
anzi,
decenni.
Tutto brilla di luce nera, ora che dormo di nuovo,
i miei sogni sono tutto quello di cui oscuramente ho bisogno,
e a cui non riesco a pensare da sveglio.
https://www.youtube.com/watch?v=2xKwttyk4fI
a 2016
sempre uguali,
senza vita,
il giorno brulicanti di colletti bianchi,
uomini e donne che scorrono in loro come linfa vitale,
ho il compito di vegliare la notte,
che niente disturbi il loro riposo,
che nessuno violi i loro segreti.
Turni lunghi un’intera oscurità.
Nella solitudine più severa,
sono un registratore "mangianastri",
di quelli di una volta, con la doppia cassetta,
lasciato acceso a registrare il silenzio di una stanza deserta.
Il tasto REC col suo “clang” metallico inizia la memorizzazione sul lungo nastro magnetico,
sono pronto a scoprire cosa succede in una stanza deserta che pensa di essere sola,
immerso nel silenzio più rabbioso,
posso ascoltare il pianto di una stella lontana anni luce,
un pianto mescolato agli infiniti echi di parole di cui sono impregnate queste mura,
parole che servono unicamente a non capirsi.
Questo lavoro è di una bellezza maligna.
Nella quiete mi piacerebbe pronunciare il tuo nome,
e scriverlo,
ogni volta mi sembrerebbe di toccarti.
Mi piacerebbe.
Il turno è finito, l’alba sta per darmi il cambio,
un ultimo caffè dalla macchinetta automatica,
prendo la mia utilitaria,
è ancora buio fuori,
cerco l’ultima puttana ma non la trovo.
Torno nel mio appartamento al terzo piano,
la tapparelle sono perennemente abbassate,
qui dentro dormo solo,
non mangio, non leggo, non faccio l’amore,
dormo solo,
dormo quando gli altri mangiano, leggono, fanno l’amore.
Mi sfugge la relazione che c’è tra me e quello che mi sta succedendo in questa vita,
la vita e gli esseri viventi sono due cose distinte,
la vita vive se stessa attraverso noi,
e quando ha finito di usarci non rimane che carne da buttare
e anime da riciclare per l’universo.
Mi infilo sfatto nel mio letto,
Non c’è più speranza per me,
“di tutti i nostri sentimenti l’unico che non è veramente nostro è la speranza".
La speranza è propria della vita, è la vita che si difende.
Ma sono tranquillo,
ieri mi è capitato lo stesso,
e domani mi ricapiterà,
tutte le cose che conosco si riempiranno di aculei,
ed io non potrò che toccarle con dolore.
Mi hanno cucito in un sacco e buttato in fondo al mare,
ma posso stare senza respirare per anni,
anzi,
decenni.
Tutto brilla di luce nera, ora che dormo di nuovo,
i miei sogni sono tutto quello di cui oscuramente ho bisogno,
e a cui non riesco a pensare da sveglio.
https://www.youtube.com/watch?v=2xKwttyk4fI
a 2016
venerdì 14 febbraio 2020
La scelta (ragionevole)
Ti porto con me qualsiasi cosa faccio, in qualsiasi posto vado
da anni, anni che mi sembrano fare una vita.
Quando discutiamo, o peggio litighiamo, io non solo non ti sento più vicina
mi sembra che tu non esista più
che non esista più io per te
mi procura un senso di vuoto che non so descrivere.
Ogni istante passato senza la tua “esistenza” è per me un dolore
la somma dei singoli istanti un’agonia.
La vita è, sarà, molto breve
non lo so se in termini percepiti o assoluti, non è importante
ed io non voglio ci siano istanti senza di te in questo lasso fugace.
Un mondo saturo delle tue mani
è questa la mia scelta.
Ragionevole
da anni, anni che mi sembrano fare una vita.
Quando discutiamo, o peggio litighiamo, io non solo non ti sento più vicina
mi sembra che tu non esista più
che non esista più io per te
mi procura un senso di vuoto che non so descrivere.
Ogni istante passato senza la tua “esistenza” è per me un dolore
la somma dei singoli istanti un’agonia.
La vita è, sarà, molto breve
non lo so se in termini percepiti o assoluti, non è importante
ed io non voglio ci siano istanti senza di te in questo lasso fugace.
Un mondo saturo delle tue mani
è questa la mia scelta.
Ragionevole
martedì 11 febbraio 2020
Il labirinto dei quanti
La chiave è la fisica quantistica
nessuna mente che si rispetti vi si può addentrare senza subire danni, senza perdersi, senza impazzire.
Altro che molte responsabilità, troppo lavoro o menate del genere
è colpa dei quanti ....
tu sai che sono?
Io una volta ci ho provato, più di una a dire il vero
più mi documentavo e più non capivo
a tratti avevo delle illuminazioni, qualcosa comprendevo e allora mi sembrava di impazzire
mi sembrava d'aver scoperto un altro universo e nello stesso tempo di aver smarrito quello in cui vivevo.
Nella fisica classica, fino alle particelle atomiche, il sistema è predittivo, cioè siamo in grado di prevedere come qualcosa si comporterà in una determinata situazione e/o sistema
come e da quali forze sia influenzato
ma la materia sub atomica, cioè quella che di cui è fatta quella atomica, non rispetta le stesse leggi, anzi, sembra non rispettarne alcuna
fa come gli pare, quando gli pare
(io vado di matto al pensiero che "sappia" quando la osservi)
(e se sa che è osservata si comporta in maniera "normale")
(come fa l'energia a sapere che la stiamo osservando?)
(perché cambia il suo comportamento se lo facciamo?)
Ma la cosa che manda al manicomio è che ogni singolo quanto è libero, più libero di te che vuoi sparire, e fa sempre quello che vuole quando vuole come vuole farlo
non si fa influenzare da niente, neanche dagli altri quanti
può andare a destra
a sinistra
fermarsi
sparire
riapparire
sdoppiarsi
quando sottoposto alla stessa scelta, per mille volte, prenderà mille decisioni diverse
tranne quando lo osserviamo, allora ne prenderà sempre e comunque solo una
è libero solo in privato, in pubblico ha un ruolo da interpretare
ma la cosa folle è come conciliare questo caos subatomico con l'ordine che comunque produce nel mondo della fisica classica, nel mondo reale, quello che percepiamo.
Una mela che cade da un albero sappiamo dove fermerà la sua corsa, con quale velocità, che solco produrrà nel terreno, sappiamo qualsiasi cosa
eppure quel sistema è formato da miliardi di particelle che si comportano come vogliono
è come prendere un gruppo di persone per raggiungere uno scopo, per fare un lavoro, creare un team per fare qualcosa di determinato, questo gruppo di persone si muoverà come vuole, un giorno deciderà di presentarsi a lavoro, altri dormiranno, altri ancora si divertiranno, qualcuno sparirà, magari morto suicida, nessuno ascolta l'altro, nessuna gerarchia, nessuna sinergia, nessuna collaborazione
niente di niente
eppure arrivano al risultato per il quale sono state ingaggiate
e come ci sono arrivati?
Il bello è che se si sostituisci questi elementi con altri che faranno cose diverse, in tempi diversi
(un numero infinito di varianti)
essi produrranno sempre lo stesso risultato
un risultato che è possibile predire
la massima libertà nella più grande prigione di sicurezza
è assurdo
C'è una teoria
ogni volta che un quanto va a destra, invece che a sinistra crea due universi
li sdoppia
c'è un universo in cui il quanto decide di svoltare a destra ed uno in cui decide di svoltare a sinistra
si realizzano tutte e due solo che noi osserviamo un universo alla volta
ci sembra che abbia svoltato a destra perché ci troviamo nell'universo creato dalla sua svolta a destra,
nell'altro universo il quanto ha svoltato a sinistra e c'è un altro noi stesso che lo sta osservando e che constata la sua svolta a sinistra
ogni universo non dialoga più con l'altro
si creano due universi paralleli che a sua volta ne creano altri due
e così via, una infinità di universi paralleli
Con questa logica, ci sono universi in cui Majorana è morto nel suo letto a Catania
altri in cui è sparito in Venezuela
altri ancora nei quali è morto suicida
io ho indagato solo questo universo
negli altri sta già indagando il mio io parallelo
https://www.youtube.com/watch?v=nqHDy8Y2ho4
Povero Ettore,
avrà perso il senno.
Nel labirinto dei quanti.
nessuna mente che si rispetti vi si può addentrare senza subire danni, senza perdersi, senza impazzire.
Altro che molte responsabilità, troppo lavoro o menate del genere
è colpa dei quanti ....
tu sai che sono?
Io una volta ci ho provato, più di una a dire il vero
più mi documentavo e più non capivo
a tratti avevo delle illuminazioni, qualcosa comprendevo e allora mi sembrava di impazzire
mi sembrava d'aver scoperto un altro universo e nello stesso tempo di aver smarrito quello in cui vivevo.
Nella fisica classica, fino alle particelle atomiche, il sistema è predittivo, cioè siamo in grado di prevedere come qualcosa si comporterà in una determinata situazione e/o sistema
come e da quali forze sia influenzato
ma la materia sub atomica, cioè quella che di cui è fatta quella atomica, non rispetta le stesse leggi, anzi, sembra non rispettarne alcuna
fa come gli pare, quando gli pare
(io vado di matto al pensiero che "sappia" quando la osservi)
(e se sa che è osservata si comporta in maniera "normale")
(come fa l'energia a sapere che la stiamo osservando?)
(perché cambia il suo comportamento se lo facciamo?)
Ma la cosa che manda al manicomio è che ogni singolo quanto è libero, più libero di te che vuoi sparire, e fa sempre quello che vuole quando vuole come vuole farlo
non si fa influenzare da niente, neanche dagli altri quanti
può andare a destra
a sinistra
fermarsi
sparire
riapparire
sdoppiarsi
quando sottoposto alla stessa scelta, per mille volte, prenderà mille decisioni diverse
tranne quando lo osserviamo, allora ne prenderà sempre e comunque solo una
è libero solo in privato, in pubblico ha un ruolo da interpretare
ma la cosa folle è come conciliare questo caos subatomico con l'ordine che comunque produce nel mondo della fisica classica, nel mondo reale, quello che percepiamo.
Una mela che cade da un albero sappiamo dove fermerà la sua corsa, con quale velocità, che solco produrrà nel terreno, sappiamo qualsiasi cosa
eppure quel sistema è formato da miliardi di particelle che si comportano come vogliono
è come prendere un gruppo di persone per raggiungere uno scopo, per fare un lavoro, creare un team per fare qualcosa di determinato, questo gruppo di persone si muoverà come vuole, un giorno deciderà di presentarsi a lavoro, altri dormiranno, altri ancora si divertiranno, qualcuno sparirà, magari morto suicida, nessuno ascolta l'altro, nessuna gerarchia, nessuna sinergia, nessuna collaborazione
niente di niente
eppure arrivano al risultato per il quale sono state ingaggiate
e come ci sono arrivati?
Il bello è che se si sostituisci questi elementi con altri che faranno cose diverse, in tempi diversi
(un numero infinito di varianti)
essi produrranno sempre lo stesso risultato
un risultato che è possibile predire
la massima libertà nella più grande prigione di sicurezza
è assurdo
C'è una teoria
ogni volta che un quanto va a destra, invece che a sinistra crea due universi
li sdoppia
c'è un universo in cui il quanto decide di svoltare a destra ed uno in cui decide di svoltare a sinistra
si realizzano tutte e due solo che noi osserviamo un universo alla volta
ci sembra che abbia svoltato a destra perché ci troviamo nell'universo creato dalla sua svolta a destra,
nell'altro universo il quanto ha svoltato a sinistra e c'è un altro noi stesso che lo sta osservando e che constata la sua svolta a sinistra
ogni universo non dialoga più con l'altro
si creano due universi paralleli che a sua volta ne creano altri due
e così via, una infinità di universi paralleli
Con questa logica, ci sono universi in cui Majorana è morto nel suo letto a Catania
altri in cui è sparito in Venezuela
altri ancora nei quali è morto suicida
io ho indagato solo questo universo
negli altri sta già indagando il mio io parallelo
https://www.youtube.com/watch?v=nqHDy8Y2ho4
Povero Ettore,
avrà perso il senno.
Nel labirinto dei quanti.
lunedì 20 gennaio 2020
L'ultimo secondo
Lo specchio è così piccolo, è come un occhiello, uno spioncino della porta.
Io non ricordo chi sono, come sono, e guardare un centimetro alla volta il mio volto
su questo piccolo corpo riflettente mi confonde.
Se mi allontano mi vedo troppo piccolo, se mi avvicino solo una piccola parte.
Almeno prima avevo un'idea di me, questo terribile scherzo me l'ha tolta senza
darmi in cambio un alternativa.
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Non ci ho mai pensato sul serio, ho sempre evitato di farlo, ma oggi mancano solo 3 giorni
alla mia morte, devo partire per incontrarla, non è possibile prorogare oltre.
Torno da lavoro come tutti gli altri giorni, sono stanco, è primo pomeriggio,
quando varco la porta mi investe la consapevolezza che avevo scansato da tempo.
Devo partire, e subito.
Mia moglie è impegnata nelle sue cose, lei sapeva, è la prima a ricordarmelo.
La camera è calda, afosa, stendo sul letto il piccolo trolley, cosa porto con me ?
Cosa si porta quando si deve incontrare la morte?
Io non lo so, non lo capisco.
Metto un libro, dei vestiti, dei biscotti, uno spazzolino.
Ora, improvvisamente, mi assale il terrore.
In questo mondo non esistono i bracci della morte, la detenzione è inutile,
perché incontrare la pena che mi aspetta non è una cosa evitabile,
tutto l’universo si piegherà su se stesso se necessario,
farà in modo che accada quello che il piano ha stabilito.
Le scelte sono solo apparenti, io non sto scegliendo, compio il mio destino.
La fine della vita è una cosa che non riesco a concepire, non ci sono mai riuscito,
per un’esistenza intera ho cercato di elaborarla, come molti, ma senza progressi.
Ora che mancano 72 ore non ci penso più, penso solo a come morirò,
se soffrirò tanto, se sarà atroce e lunga la mia esecuzione o comprensiva e rispettosa.
vorrei che qualcuno o qualcosa mi calmasse, mi rassicurasse, perché sono spaventato.
Non trovo comprensione negli occhi della donna che mi ha accompagnato una vita,
per lei non è niente, niente sta accadendo.
Forse è solo un sogno.
Fare questa valigia è un a pena, una pena vera.
Non riesco a pensare ad altro che a cosa mi faranno, dove me lo faranno,
cosa proverò, se cederò alla paura, se mi farò vincere dal panico, se guarderò
negli occhi la mia fine mentre mi trucida, o se calerà su di me gentile
come il sonno.
Sto pensando…….
C’è qualcuno che deve saperlo?
Qualcuno da avvisare?
Mi sembra, credo ci sia, ma non faccio in tempo a.... , mi trovo alla porta.
Lei mi saluta, dice che ha tante cose da fare, che deve ancora riposare
“Ciao amore”
Mai sentito un “amore” tanto freddo, deve essere la clonazione senza anima di quello
che fu prima che lo uccidessi.
Non posso cercare in lei il calore di cui ho bisogno ora, sono io che lasciato
spegnere il (suo) fuoco.
La porta si chiude, il mio stomaco si attorciglia.
Non è passata neanche una mezzora delle 72 che mi aspettano,
eppure sono già esausto, non so come farò a sopportare tutto,
vorrei fosse già la fine.
Il pianerottolo si accieca di luce, un cielo limpido prende il posto del neon,
mi trovo in mezzo all’oceano, ma la porta è ancora lì davanti a me.
La mia casa è ora un enorme cubo di cemento in mezzo ad un mare infinito,
le finestre e l'entrata si murano da sole, un piccolo passo, una sorta di passaggio
di pochi centimetri gira intorno al cubo, mi permette di stare a malapena in piedi
con il viso schiacciato sull’intonaco cadente.
Non ho mai sentito tanto bisogno del suo amore come ora,
ma non c’è nessuno dentro quel cubo, lo sento.
Ora ho il dubbio, il dubbio che non ci sia mai stato nessuno,
che abbia solo sognato una vita nel cubo, che non sia mai stato lì dentro.
Come arriverò alla mia destinazione?
Cosa devo fare qui?
Devo aspettare?
È già questa la mia fine?
Non ci sarà nessun’aereo, nessun treno e nessuna nave,
non incontrerò persone.
Non incontrerò il mio creatore.
Forse sverrò dalla fame, dal sonno, dalla sete e sarò inghiottito
da queste acque profonde.
------------------------------------ -------------------------------------------------------------------------------------
Mi avvicino alla donna bionda che me la porge, è una creatura piccola,
bellissima, appena caduta sulla terra.
Non era come me lo aspettavo, non sono riuscita a piangere,
né a ridere, ero travolto da un miliardo di sensazioni
eppure nessuna è uscita dal mio involucro,
nessuna arriva alla piccola neonata.
È appena nata ma mi parla come una donna.
Questa è l’unica conversazione che avremo.
Non mi vuole bene, non può volermene, non mi conosce.
Non mi conoscerà mai.
Non ho incontrato il mio creatore
ma la piccola donna che è la mia creatura.
E' il mio ultimo secondo questo, ora posso lasciarmi andare.
E' lei che si prenderà cura della mia malattia d'ora in avanti, io devo riposare.
Sono stanco.
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Mi ritrovo, ora, di fronte al piccolo specchio dove tutto ebbe inizio
di nuovo, non so come ci sono arrivato.
Non riconosco l'immagini che mi riflette, devo abituarmici, abituarmi al mio nuovo me.
a 2018
Io non ricordo chi sono, come sono, e guardare un centimetro alla volta il mio volto
su questo piccolo corpo riflettente mi confonde.
Se mi allontano mi vedo troppo piccolo, se mi avvicino solo una piccola parte.
Almeno prima avevo un'idea di me, questo terribile scherzo me l'ha tolta senza
darmi in cambio un alternativa.
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Non ci ho mai pensato sul serio, ho sempre evitato di farlo, ma oggi mancano solo 3 giorni
alla mia morte, devo partire per incontrarla, non è possibile prorogare oltre.
Torno da lavoro come tutti gli altri giorni, sono stanco, è primo pomeriggio,
quando varco la porta mi investe la consapevolezza che avevo scansato da tempo.
Devo partire, e subito.
Mia moglie è impegnata nelle sue cose, lei sapeva, è la prima a ricordarmelo.
La camera è calda, afosa, stendo sul letto il piccolo trolley, cosa porto con me ?
Cosa si porta quando si deve incontrare la morte?
Io non lo so, non lo capisco.
Metto un libro, dei vestiti, dei biscotti, uno spazzolino.
Ora, improvvisamente, mi assale il terrore.
In questo mondo non esistono i bracci della morte, la detenzione è inutile,
perché incontrare la pena che mi aspetta non è una cosa evitabile,
tutto l’universo si piegherà su se stesso se necessario,
farà in modo che accada quello che il piano ha stabilito.
Le scelte sono solo apparenti, io non sto scegliendo, compio il mio destino.
La fine della vita è una cosa che non riesco a concepire, non ci sono mai riuscito,
per un’esistenza intera ho cercato di elaborarla, come molti, ma senza progressi.
Ora che mancano 72 ore non ci penso più, penso solo a come morirò,
se soffrirò tanto, se sarà atroce e lunga la mia esecuzione o comprensiva e rispettosa.
vorrei che qualcuno o qualcosa mi calmasse, mi rassicurasse, perché sono spaventato.
Non trovo comprensione negli occhi della donna che mi ha accompagnato una vita,
per lei non è niente, niente sta accadendo.
Forse è solo un sogno.
Fare questa valigia è un a pena, una pena vera.
Non riesco a pensare ad altro che a cosa mi faranno, dove me lo faranno,
cosa proverò, se cederò alla paura, se mi farò vincere dal panico, se guarderò
negli occhi la mia fine mentre mi trucida, o se calerà su di me gentile
come il sonno.
Sto pensando…….
C’è qualcuno che deve saperlo?
Qualcuno da avvisare?
Mi sembra, credo ci sia, ma non faccio in tempo a.... , mi trovo alla porta.
Lei mi saluta, dice che ha tante cose da fare, che deve ancora riposare
“Ciao amore”
Mai sentito un “amore” tanto freddo, deve essere la clonazione senza anima di quello
che fu prima che lo uccidessi.
Non posso cercare in lei il calore di cui ho bisogno ora, sono io che lasciato
spegnere il (suo) fuoco.
La porta si chiude, il mio stomaco si attorciglia.
Non è passata neanche una mezzora delle 72 che mi aspettano,
eppure sono già esausto, non so come farò a sopportare tutto,
vorrei fosse già la fine.
Il pianerottolo si accieca di luce, un cielo limpido prende il posto del neon,
mi trovo in mezzo all’oceano, ma la porta è ancora lì davanti a me.
La mia casa è ora un enorme cubo di cemento in mezzo ad un mare infinito,
le finestre e l'entrata si murano da sole, un piccolo passo, una sorta di passaggio
di pochi centimetri gira intorno al cubo, mi permette di stare a malapena in piedi
con il viso schiacciato sull’intonaco cadente.
Non ho mai sentito tanto bisogno del suo amore come ora,
ma non c’è nessuno dentro quel cubo, lo sento.
Ora ho il dubbio, il dubbio che non ci sia mai stato nessuno,
che abbia solo sognato una vita nel cubo, che non sia mai stato lì dentro.
Come arriverò alla mia destinazione?
Cosa devo fare qui?
Devo aspettare?
È già questa la mia fine?
Non ci sarà nessun’aereo, nessun treno e nessuna nave,
non incontrerò persone.
Non incontrerò il mio creatore.
Forse sverrò dalla fame, dal sonno, dalla sete e sarò inghiottito
da queste acque profonde.
------------------------------------ -------------------------------------------------------------------------------------
Mi avvicino alla donna bionda che me la porge, è una creatura piccola,
bellissima, appena caduta sulla terra.
Non era come me lo aspettavo, non sono riuscita a piangere,
né a ridere, ero travolto da un miliardo di sensazioni
eppure nessuna è uscita dal mio involucro,
nessuna arriva alla piccola neonata.
È appena nata ma mi parla come una donna.
Questa è l’unica conversazione che avremo.
Non mi vuole bene, non può volermene, non mi conosce.
Non mi conoscerà mai.
Non ho incontrato il mio creatore
ma la piccola donna che è la mia creatura.
E' il mio ultimo secondo questo, ora posso lasciarmi andare.
E' lei che si prenderà cura della mia malattia d'ora in avanti, io devo riposare.
Sono stanco.
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Mi ritrovo, ora, di fronte al piccolo specchio dove tutto ebbe inizio
di nuovo, non so come ci sono arrivato.
Non riconosco l'immagini che mi riflette, devo abituarmici, abituarmi al mio nuovo me.
a 2018
venerdì 20 dicembre 2019
Dei e uomini
Ogni volta che un uomo, o una donna, dice "per sempre" sfida se stesso
se stessa
sfida le leggi dell'universo
e fa cose grandi
(anche se non eterne)
Non sono stolti
Gli Dei ci guardano
ne sono sicuro
osservano quei piccoli insetti mortali che si dimenano,
che lottano senza tregua pur senza alcuna chance di vittoria
Ne rimangono estasiati
li rispettano
quelli che vivono sereni
in armonia con il mondo e le sue regole
non li considerano neanche
Nonostante ciò che dici, che cerchi di farmi capire
sono sicuro che anche tu non mi degneresti di uno sguardo
se non fossi tanto stolto
Forse sei una dea
e ammiri la testardaggine di questo umano che cerca di amarti
con tutte le forze che raccoglie dentro di se
come se, un giorno, potesse vincere.
Ogni cosa ha una fine
solo se io glie lo permetto
se stessa
sfida le leggi dell'universo
e fa cose grandi
(anche se non eterne)
Non sono stolti
Gli Dei ci guardano
ne sono sicuro
osservano quei piccoli insetti mortali che si dimenano,
che lottano senza tregua pur senza alcuna chance di vittoria
Ne rimangono estasiati
li rispettano
quelli che vivono sereni
in armonia con il mondo e le sue regole
non li considerano neanche
Nonostante ciò che dici, che cerchi di farmi capire
sono sicuro che anche tu non mi degneresti di uno sguardo
se non fossi tanto stolto
Forse sei una dea
e ammiri la testardaggine di questo umano che cerca di amarti
con tutte le forze che raccoglie dentro di se
come se, un giorno, potesse vincere.
Ogni cosa ha una fine
solo se io glie lo permetto
Iscriviti a:
Post (Atom)
Se ti incontrerò
Quando i sentimenti sono troppo grandi, le emozioni sono troppo violente, l’anima inibisce il linguaggio, o lo rende scoordinato, più cerchi...
-
Quando i sentimenti sono troppo grandi, le emozioni sono troppo violente, l’anima inibisce il linguaggio, o lo rende scoordinato, più cerchi...
-
Per la terza notte viene a farmi visita una donna a fare l'amore, sempre la stessa. E' senza viso, avvolto nella nebbia che lo prote...