Quello che amo, più l'acciaio

giovedì 19 marzo 2020

Il pozzo nero

Non lo so che festa era ieri,
forse hai ragione, non era la festa del padre biologico,
ma non dovrebbe esserlo neanche del padre assente,
del padre padrone,
di quello anaffettivo, oppressivo, egoista, violento

"la festa del papà è una ricorrenza civile diffusa in alcune aree del mondo, celebrata in onore della figura del padre, della paternità e dell'influenza sociale dei padri"

ho trovato questa definizione in rete, e questa non sarebbe d'accordo né con te né con me,
estenderebbe la festa a quasi tutti i padri, probabilmente anche quelli solamente biologici se provano anche un poco di amore verso la loro prole, riprendendo il concetto generico di paternità. 

Tuttavia la definizione mischia il concetto di padre con il termine, poco musicale e in parte buffo, di papà.

Padre - uomo che ha generato uno o più figli, considerato rispetto ai figli stessi
Papà - Padre, è voce affettuosa ad indicare il padre in ambito famigliare

io ci trovo una grande differenza, se è (stata) la festa del padre, andrebbero festeggiati tutti coloro che generano, se lo è del papà solo coloro che sono amati dalla loro prole, che generano un sentimento di affetto nella stessa.

Se non avessi sentito di chiamare tuo padre, ieri, è chiaro che non sarebbe stata neanche la festa del tuo.
Se non ti sei sentita di chiamarlo, in vita, con quel termine sgorbietto che tanto detesti è triste, anche se giustificato dalle sue mancanze.
Era padre ma non è stato un papà, non ha saputo proteggere e amare il tuo cuore infante.

Che dovrei dire del mio io?
Sapendo che ho fatto un incidente grave ha trovato il tempo di chiamarmi solo dopo 30 giorni dall'operazione, "fatti coraggio" mi ha detto.
Sapendo quello che accade in Italia e nel mondo è riuscito a mandare un solo messaggio, "come va li?"

Ma io non ho bisogno del suo amore, da molto, troppo tempo.
Non è una vendetta, non ne ho bisogno davvero, la riprova è che non ho bisogno neanche dell'amore di mia madre, dei fratelli, degli zii, di cugini
mi basta stiano tutti bene, loro non possono aiutarmi.
non può aiutarmi il loro amore.

Abbiamo già parlato di questo. 

"Se penso a ieri sera, rivedo tutti i padri che hanno lasciato Bergamo adagiati nei camion militari, per andare a svanire definitivamente altrove, soli come negli ultimi giorni della loro vita, privi del calore dei loro figli disperati"

Sapevo che lo avesti pensato, pensato senza retorica, e che ti avrebbe fatto male il pensiero.
Ho imparato ad amarti per questo.

Addolora anche me, tuttavia provo un senso di fastidio, a tratti rabbia, nella consapevolezza che buona parte di quegli anziani sono stati soli ben oltre gli ultimi giorni della loro vita, privati del calore dei loro figli da sempre, basta vedere come vivono in abbandono, dimenticati da qualche parte.
Negli ospedali li vedo quasi sempre morire in solitudine
nelle città li vedo invecchiare in solitudine.
Per quelli che invece erano amati deve essere stato tremendamente nuovo doversi così traumaticamente separare.
Ma quando si soffre non c'è affetto che ti scaldi, pensi solo al dolore
non vedi l'ora che finisca,
non pensi più a niente, non conta più niente, il dolore colma tutto,
è come precipitare in un pozzo nero dove l'umanità ha gettato tutti i suoi lamenti.
Dentro il pozzo il mondo, e i suoi affetti, non ha più un senso.

Abbi pietà di tuo padre
e di te
farà bene a entrambi.


Quando è nata la piccola mi sono subito sentito diverso,
la amo
la penso continuamente
sono infinitamente preoccupato per lei
sento la mia vita che non mi appartiene più
che appartiene a lei

Questo mi rende padre 
anche se non un papà.

               

giovedì 12 marzo 2020

Pianeti neri

Errando nella galassia dei pianeti neri

libero dalla prigionia di indossare un nome

e da ogni vincolo gravitazionale

vago senza una destinazione


Qui nessun dio imprigiona le sue creature nell'esistenza

non le obbliga a vivere

ed ogni giorno si celebra

la morte dell'ego

domenica 1 marzo 2020

Quello che mi spetta

Con la mano ha# spostato dalla nuca i miei capelli


Quando usi la lama con me io mi voglio sentire libero di urlare
come di godere se mi dai un bacio sulla ferita appena aperta

La verità è che il mondo intero mi fa male, e continuerà a farmelo
ma io ho voglia di soffrire solo per te

Non minacciarmi di farmi più niente






sabato 22 febbraio 2020

Terre oniriche

03:37

Ma ora
dimmi
nel mio sogno
poco fa
che ci sei entrato a fare.


Io non lo so.
Non ricordo niente
so che ho tanto vagato stanotte
ma non so dove
che io sappia potresti anche essere entrata tu nel mio.

Non era un bel sogno
 se ti sei svegliata nel cuore della notte



Non ricordo nulla dell'altra notte
se non il momento in cui ## ho sentito alle mie spalle
nell'oscurità della stanza in cui arrivavo trafelata
sfuggendo a chissà cosa o a chissà chi
mi sono fermata a riprendere fiato e coordinate in quel buio non troppo spaventevole
che nascondeva al mio sguardo un luogo già ignoto di suo
il cuore impazzito arrancava per riprendere il controllo
quello è stato il momento preciso in cui ## ho sentito sulla mia schiena
sbucato da qualche angolo oscuro
forse della stanza
o forse della mia mente
o forse er# lì ad attendermi
Non mi sfiorav#
ma il calore, estraneo alla mia pelle, che avvertivo attraverso la camicetta bianca e leggera, mi raccontava di ##
con la mano ha# spostato dalla nuca i miei capelli
e ho potuto solo immaginare il ### volto che si avvicinava
non abbastanza da eliminare definitivamente ogni distanza tra le ### labbra ed il mio collo
abbastanza da sentir## respirare il mio odore.



Viene voglia di migrare nelle terre oniriche
le tue
dalle mie si fugge
prive come sono
 di ogni tuo odore.

giovedì 20 febbraio 2020

Guardiano di notte

Davanti a monitor che inquadrano corridoi infiniti,
sempre uguali,
senza vita,
il giorno brulicanti di colletti bianchi,
uomini e donne che scorrono in loro come linfa vitale,
ho il compito di vegliare la notte,
che niente disturbi il loro riposo,
che nessuno violi i loro segreti.

Turni lunghi un’intera oscurità.

Nella solitudine più severa,
sono un registratore "mangianastri",
di quelli di una volta, con la doppia cassetta,
lasciato acceso a registrare il silenzio di una stanza deserta.

Il tasto REC col suo “clang” metallico inizia la memorizzazione sul lungo nastro magnetico,
sono pronto a scoprire cosa succede in una stanza deserta che pensa di essere sola,
immerso nel silenzio più rabbioso,
posso ascoltare il pianto di una stella lontana anni luce,
un pianto mescolato agli infiniti echi di parole di cui sono impregnate queste mura,
parole che servono unicamente a non capirsi.

Questo lavoro è di una bellezza maligna.

Nella quiete mi piacerebbe pronunciare il tuo nome,
e scriverlo,
ogni volta mi sembrerebbe di toccarti.

Mi piacerebbe.

Il turno è finito, l’alba sta per darmi il cambio,
un ultimo caffè dalla macchinetta automatica,
prendo la mia utilitaria,
è ancora buio fuori,
cerco l’ultima puttana ma non la trovo.

Torno nel mio appartamento al terzo piano,
la tapparelle sono perennemente abbassate,
qui dentro dormo solo,
non mangio, non leggo, non faccio l’amore,
dormo solo,
dormo quando gli altri mangiano, leggono, fanno l’amore.

Mi sfugge la relazione che c’è tra me e quello che mi sta succedendo in questa vita,
la vita e gli esseri viventi sono due cose distinte,
la vita vive se stessa attraverso noi,
e quando ha finito di usarci non rimane che carne da buttare
e anime da riciclare per l’universo.

Mi infilo sfatto nel mio letto,
Non c’è più speranza per me,
“di tutti i nostri sentimenti l’unico che non è veramente nostro è la speranza".

La speranza è propria della vita, è la vita che si difende.

Ma sono tranquillo,
ieri mi è capitato lo stesso,
e domani mi ricapiterà,
tutte le cose che conosco si riempiranno di aculei,
ed io non potrò che toccarle con dolore.

Mi hanno cucito in un sacco e buttato in fondo al mare,
ma posso stare senza respirare per anni,
anzi,
decenni.

Tutto brilla di luce nera, ora che dormo di nuovo,
i miei sogni sono tutto quello di cui oscuramente ho bisogno,
e a cui non riesco a pensare da sveglio.

https://www.youtube.com/watch?v=2xKwttyk4fI

a 2016

venerdì 14 febbraio 2020

La scelta (ragionevole)

Ti porto con me qualsiasi cosa faccio, in qualsiasi posto vado
da anni, anni che mi sembrano fare una vita.

Quando discutiamo, o peggio litighiamo, io non solo non ti sento più vicina
mi sembra che tu non esista più
che non esista più io per te
mi procura un senso di vuoto che non so descrivere.

Ogni istante passato senza la tua “esistenza” è per me un dolore
la somma dei singoli istanti un’agonia.

La vita è, sarà, molto breve
non lo so se in termini percepiti o assoluti, non è importante
ed io non voglio ci siano istanti senza di te in questo lasso fugace.

Un mondo saturo delle tue mani
è questa la mia scelta.

Ragionevole

martedì 11 febbraio 2020

Il labirinto dei quanti

La chiave è la fisica quantistica
nessuna mente che si rispetti vi si può addentrare senza subire danni, senza perdersi, senza impazzire.

Altro che molte responsabilità, troppo lavoro o menate del genere
è colpa dei quanti ....
tu sai che sono?
Io una volta ci ho provato, più di una a dire il vero
più mi documentavo e più non capivo
a tratti avevo delle illuminazioni, qualcosa comprendevo e allora mi sembrava di impazzire
mi sembrava d'aver scoperto un altro universo e nello stesso tempo di aver smarrito quello in cui vivevo.

Nella fisica classica, fino alle particelle atomiche, il sistema è predittivo, cioè siamo in grado di prevedere come qualcosa si comporterà in una determinata situazione e/o sistema
come e da quali forze sia influenzato
ma la materia sub atomica, cioè quella che di cui è fatta quella atomica, non rispetta le stesse leggi, anzi, sembra non rispettarne alcuna
fa come gli pare, quando gli pare
(io vado di matto al pensiero che "sappia" quando la osservi)
(e se sa che è osservata si comporta in maniera "normale")
(come fa l'energia a sapere che la stiamo osservando?)
(perché cambia il suo comportamento se lo facciamo?)

Ma la cosa che manda al manicomio è che ogni singolo quanto è libero, più libero di te che vuoi sparire, e fa sempre quello che vuole quando vuole come vuole farlo
non si fa influenzare da niente, neanche dagli altri quanti
può andare a destra
a sinistra
fermarsi
sparire
riapparire
sdoppiarsi
quando sottoposto alla stessa scelta, per mille volte, prenderà mille decisioni diverse
tranne quando lo osserviamo, allora ne prenderà sempre e comunque solo una
è libero solo in privato, in pubblico ha un ruolo da interpretare
ma la cosa folle è come conciliare questo caos subatomico con l'ordine che comunque produce nel mondo della fisica classica, nel mondo reale, quello che percepiamo.

Una mela che cade da un albero sappiamo dove fermerà la sua corsa, con quale velocità, che solco produrrà nel terreno, sappiamo qualsiasi cosa
eppure quel sistema è formato da miliardi di particelle che si comportano come vogliono
è come prendere un gruppo di persone per raggiungere uno scopo, per fare un lavoro, creare un team per fare qualcosa di determinato, questo gruppo di persone si muoverà come vuole, un giorno deciderà di presentarsi a lavoro, altri dormiranno, altri ancora si divertiranno, qualcuno sparirà, magari morto suicida, nessuno ascolta l'altro, nessuna gerarchia, nessuna sinergia, nessuna collaborazione
niente di niente
eppure arrivano al risultato per il quale sono state ingaggiate
e come ci sono arrivati?

Il bello è che se si sostituisci questi elementi con altri che faranno cose diverse, in tempi diversi
(un numero infinito di varianti)
essi produrranno sempre lo stesso risultato
un risultato che è possibile predire
la massima libertà nella più grande prigione di sicurezza
è assurdo

C'è una teoria
ogni volta che un quanto va a destra, invece che a sinistra crea due universi
li sdoppia
c'è un universo in cui il quanto decide di svoltare a destra ed uno in cui decide di svoltare a sinistra
si realizzano tutte e due solo che noi osserviamo un universo alla volta
ci sembra che abbia svoltato a destra perché ci troviamo nell'universo creato dalla sua svolta a destra,
nell'altro universo il quanto ha svoltato a sinistra e c'è un altro noi stesso che lo sta osservando e che constata la sua svolta a sinistra
ogni universo non dialoga più con l'altro
si creano due universi paralleli che a sua volta ne creano altri due
e così via, una infinità di universi paralleli

Con questa logica, ci sono universi in cui Majorana è morto nel suo letto a Catania
altri in cui è sparito in Venezuela
altri ancora nei quali è morto suicida

io ho indagato solo questo universo

negli altri sta già indagando il mio io parallelo

https://www.youtube.com/watch?v=nqHDy8Y2ho4

Povero Ettore,
avrà perso il senno.

Nel labirinto dei quanti.

lunedì 20 gennaio 2020

L'ultimo secondo

Lo specchio è così piccolo, è come un occhiello, uno spioncino della porta.
Io non ricordo chi sono, come sono, e guardare un centimetro alla volta il mio volto
su questo piccolo corpo riflettente mi confonde.
Se mi allontano mi vedo troppo piccolo, se mi avvicino solo una piccola parte.
Almeno prima avevo un'idea di me, questo terribile scherzo me l'ha tolta senza
darmi in cambio un alternativa.
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Non ci ho mai pensato sul serio, ho sempre evitato di farlo, ma oggi mancano solo 3 giorni
alla mia morte, devo partire per incontrarla, non è possibile prorogare oltre.
Torno da lavoro come tutti gli altri giorni, sono stanco, è primo pomeriggio,
quando varco la porta mi investe la consapevolezza che avevo scansato da tempo.
Devo partire, e subito.
Mia moglie è impegnata nelle sue cose, lei sapeva, è la prima a ricordarmelo.
La camera è calda, afosa, stendo sul letto il piccolo trolley, cosa porto con me ?
Cosa si porta quando si deve incontrare la morte?
Io non lo so, non lo capisco.
Metto un libro, dei vestiti, dei biscotti, uno spazzolino.
Ora, improvvisamente, mi assale il terrore.
In questo mondo non esistono i bracci della morte, la detenzione è inutile,
perché incontrare la pena che mi aspetta non è una cosa evitabile,
tutto l’universo si piegherà su se stesso se necessario,
farà in modo che accada quello che il piano ha stabilito.
Le scelte sono solo apparenti, io non sto scegliendo, compio il mio destino.
La fine della vita è una cosa che non riesco a concepire, non ci sono mai riuscito,
per un’esistenza intera ho cercato di elaborarla, come molti, ma senza progressi.
Ora che mancano 72 ore non ci penso più, penso solo a come morirò,
se soffrirò tanto, se sarà atroce e lunga la mia esecuzione o comprensiva e rispettosa.
vorrei che qualcuno o qualcosa mi calmasse, mi rassicurasse, perché sono spaventato.
Non trovo comprensione negli occhi della donna che mi ha accompagnato una vita,
per lei non è niente, niente sta accadendo.
Forse è solo un sogno.

Fare questa valigia è un a pena, una pena vera.
Non riesco a pensare ad altro che a cosa mi faranno, dove me lo faranno,
cosa proverò, se cederò alla paura, se mi farò vincere dal panico, se guarderò
negli occhi la mia fine mentre mi trucida, o se calerà su di me gentile
come il sonno.
Sto pensando…….
C’è qualcuno che deve saperlo?
Qualcuno da avvisare?
Mi sembra, credo ci sia, ma non faccio in tempo a.... , mi trovo alla porta.
Lei mi saluta, dice che ha tante cose da fare, che deve ancora riposare
“Ciao amore”
Mai sentito un “amore” tanto freddo, deve essere la clonazione senza anima di quello
che fu prima che lo uccidessi.
Non posso cercare in lei il calore di cui ho bisogno ora, sono io che lasciato
spegnere il (suo) fuoco.
La porta si chiude, il mio stomaco si attorciglia.
Non è passata neanche una mezzora delle 72 che mi aspettano,
eppure sono già esausto, non so come farò a sopportare tutto,
vorrei fosse già la fine.
Il pianerottolo si accieca di luce, un cielo limpido prende il posto del neon,
mi trovo in mezzo all’oceano, ma la porta è ancora lì davanti a me.

La mia casa è ora un enorme cubo di cemento in mezzo ad un mare infinito,
le finestre e l'entrata si murano da sole, un piccolo passo, una sorta di passaggio
di pochi centimetri gira intorno al cubo, mi permette di stare a malapena in piedi
con il viso schiacciato sull’intonaco cadente.
Non ho mai sentito tanto bisogno del suo amore come ora,
ma non c’è nessuno dentro quel cubo, lo sento.
Ora ho il dubbio, il dubbio che non ci sia mai stato nessuno,
che abbia solo sognato una vita nel cubo, che non sia mai stato lì dentro.
Come arriverò alla mia destinazione?
Cosa devo fare qui?
Devo aspettare?
È già questa la mia fine?
Non ci sarà nessun’aereo, nessun treno e nessuna nave,
non incontrerò persone.
Non incontrerò il mio creatore.
Forse sverrò dalla fame, dal sonno, dalla sete e sarò inghiottito
da queste acque profonde.
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Mi avvicino alla donna bionda che me la porge, è una creatura piccola,
bellissima, appena caduta sulla terra.
Non era come me lo aspettavo, non sono riuscita a piangere,
né a ridere, ero travolto da un miliardo di sensazioni
eppure nessuna è uscita dal mio involucro,
nessuna arriva alla piccola neonata.
È appena nata ma mi parla come una donna.
Questa è l’unica conversazione che avremo.
Non mi vuole bene, non può volermene, non mi conosce.
Non mi conoscerà mai.
Non ho incontrato il mio creatore
ma la piccola donna che è la mia creatura.
E' il mio ultimo secondo questo, ora posso lasciarmi andare.
E' lei che si prenderà cura della mia malattia d'ora in avanti, io devo riposare.
Sono stanco.

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Mi ritrovo, ora, di fronte al piccolo specchio dove tutto ebbe inizio
di nuovo, non so come ci sono arrivato.
Non riconosco l'immagini che mi riflette, devo abituarmici, abituarmi al mio nuovo me.

a 2018

venerdì 20 dicembre 2019

Dei e uomini

Ogni volta che un uomo, o una donna, dice "per sempre" sfida se stesso
se stessa
sfida le leggi dell'universo
e fa cose grandi
(anche se non eterne)
Non sono stolti

Gli Dei ci guardano
ne sono sicuro
osservano quei piccoli insetti mortali che si dimenano,
che lottano senza tregua pur senza alcuna chance di vittoria
Ne rimangono estasiati
li rispettano
quelli che vivono sereni
in armonia con il mondo e le sue regole
non li considerano neanche

Nonostante ciò che dici, che cerchi di farmi capire
sono sicuro che anche tu non mi degneresti di uno sguardo
se non fossi tanto stolto

Forse sei una dea
e ammiri la testardaggine di questo umano che cerca di amarti
con tutte le forze che raccoglie dentro di se
come se, un giorno, potesse vincere.

Ogni cosa ha una fine
solo se io glie lo permetto

domenica 24 novembre 2019

Dissolto

Non so dire come il mondo sia precipitato in questa sorta di giudizio universale.
Non so dire neanche come io sia precipitato in questo mondo che precipita.
Lo attraverso in una sorta di mite domenica primaverile, salgo i gradini delle scale a due a due e mi dirigo al quarto e ultimo piano di questa palazzina che si trova in un quartiere borghese di una città imprecisata di non so quale epoca, ma sembrano gli anni 30 del secolo scorso.
La porta dell'appartamento è aperta, c'è qualche foto in bianco e nero sparsa qui e là, ma sembra una casa dismessa, non credo troverò qualcuno.
Ma il me del sogno si dirige deciso verso il balcone, li c'è una donna che legge in compagnia del sole, all'orizzonte, sullo sfondo del cielo blu, mille scie di condensazioni di aerei in quota, che vanno chissà dove.
Non le parlo, sono venuto a guardarla un'ultima volta, anche se non so chi sia, se una madre, una moglie, o una donna che amavo mai conosciuta, forse è per questo che non le leggo il volto ma solo i lineamenti gentili.
Non sono sicuro neanche di essere qui, infatti lei non mi vede, come non mi vede quest'uomo nello spoglio soggiorno mentre fuma una sigaretta nervoso
"dobbiamo andare" le dice, e si dirige verso il balcone.
Ripercorro le scale a ritroso pensando alle mille faccende che mi aspettano, tutte cose ridicole e senza valore alcuno considerando dove sta andando il mondo, e considerando il mio stato etereo che dovrebbe farmi sentire libero dal gioco delle regole.
Tutti devono cercare un biglietto aereo, on line, nelle agenzie di viaggio (perché esistono gli aerei, internet, le agenzie di viaggio negli anni 30?), o si dirigono direttamente all'aeroporto.
File chilometriche in ogni dove, traffico impazzito, gente che cerca i familiari, che si organizza, cerca di organizzarsi, ma è impossibile trovare una logica in questo caos.
La storia è questa, tutti devono trovare un biglietto aereo per qualche posto, c'è un volo per ogni persona, e una persona per ogni volo, un ultimo volo, dopo di che ogni volo verrà fermato (forse per sempre), e le persone rimarranno nel luogo dove atterreranno le loro vite (forse per sempre).
Ora ci si immagini il parapiglia per accaparrarsi il volo nel posto che gradiamo, perché non ci venga assegnato rendom in un luogo remoto o inospitale, lontano dalle persone e dalle cose che amiamo.
Ma il giudizio universale è beffardo, si scopre che i posti più ambiti (chissà quali, ma immagino che siano le città belle e vivibili, non certo teatri di guerra e povertà) vanno presto esauriti, così bisogna ripiegare alla seconda scelta, poi alla terza, poi alla quarta...
Magari riusciamo ad ottenere un volo in un posto vicino casa nostra, a soli 45 min di aereo, ma perché poi, chi ci sarà a casa nostra proveniente da chissà dove? E i nostri parenti? E i nostri cari? In quale fottuta località delle Terra saranno ridistribuiti?
Io non so se abbia anche un senso scegliere una destinazione, in base a cosa?
Arrivando potremmo accorgersi che è così cambiata da come era una volta, il mondo si sta trasformando in maniera imprevedibile, gli abitanti di domani saranno altri, anche di questa città dove sono ora, arriveranno da lontano, alcuni da molto lontano, solo pochi parleranno la lingua di ora.
Sarà il caos, gli uffici saranno chiusi, gli ospedali anche, i poliziotti e i medici dovranno partire per alte destinazioni, e non si sa se arriveranno nuovi poliziotti e nuovi medici a rimpiazzarli, ma come potrebbero?
In quale ospedale si dovrebbero presentare? A quale responsabile di pubblica sicurezza dovrebbero mettersi a disposizione?
Non si sa chi dovrà lavorare e dove.
Non servirà più questa libreria che sta chiudendo, il suo libraio è indaffarato a sprangare bene la serranda, forse spera di poter tornare.
Scendo le scale con calma, il sole entra dalle finestre e, con la coda dell'occhio, colgo il riflesso della mia immagine su un qualche vetro, l'ultima immagine di me che conosco.
Devo pagare la luce e il gas, la rata di non so cosa, andare da non so bene chi a dirgli non so bene cosa, il primo lavoro, il secondo lavoro, il pneumatico della moto da cambiare, i fiori sulla tomba di mia nonna, e poi la spesa, il lavandino da riparare, la visita medica, telefonare a......a chi? Non lo ricordo.
E poi ancora altre cose che non mi sovvengono, una lista lunga, quasi infinita, ma devo ancora acquistare il biglietto, che ansia.
Mi fermo in un bar invece, mi ordino una corona con una scorzetta di limone e mi metto ad osservare la gente, il mio occhio oggi non ha osservato ancora niente.
Sono un irresponsabile, il mondo finisce ed io sono qui al bar placido con una birra in mano.
Non so come, ma scopro di avere già un biglietto.
E' per Berlino, e parte tra un'ora e mezza.
Forse potrei anche farcela, se parto ora in 45 minuti sono in aeroporto.
Invece continuo a fare i miei giri, ora manca solo un'ora, poi 40 minuti....
ormai è impensabile che io possa prendere quell'aereo.
Non si sa che cosa succede a chi non prende il suo volo, forse sparirà, sparirà per sempre, si dice che svaniranno nel nulla milioni di persone, li chiameranno "i dissolti".
Accade ancora qualcosa di nuovo, improvvisa  sorge la coscienza di chi, meglio dire cosa, sono.
Ora si capisce il perché di questa ansia di fondo come un brusio, ma anche della pace che la tiene a bada.
La gente non mi vede, sembra che io sia uno spirito che aleggia, forse un uomo suicida che si aggira nei "suoi territori", come un detective in cerca delle trame che sleghino i nodi della sua esistenza reale, per darle un senso, per liberarsi finalmente e definitivamente di lei.
O forse sono già un "dissolto", ho perso il mio volo per Berlino, è per questo che non riconosco quasi nulla di questo spazio.

Ho avuto la febbre alta mentre sognavo, quando mi sono svegliato non ricordavo dove fossi, ho guardato dalla finestra e il sole mi colpiva il viso.
Ero al ventesimo piano, di fronte a me altri grandi palazzi con decine di piani, delle montagne dietro di loro e il sole che cominciava a diventare una palla di fuoco.
E' Tardi, sto perdendo il mio volo, ora ricordo, vado a nord.
Poi a casa.

a 2019



Prima ho pensato che non vivrei mai in uno di quei grattacieli infiniti,
poi ci ho pensato meglio e ho capito che invece potrei farlo.
Tra il grattacielo nella tua foto ed una baita in montagna cambia solo la scenografia ma la solitudine è la stessa.
Mi affaccerei da una di quelle anonime finestre e guarderei in silenzio le luci esterne, le auto in colonna che si snodano come un serpente nella città, e avrei in mano una tazza di the, forse una sigaretta se decidessi di iniziare a fumare.
Sarei un puntino nel buio di cui nessuno conosce l'esistenza, tranne probabilmente qualcuno nel grattacielo di fronte che osserva le piccole finestre illuminate e segue il mio puntino intermittente
e si chiede chi io sia.

e 2019

Il pozzo nero

Non lo so che festa era ieri, forse hai ragione, non era la festa del padre biologico, ma non dovrebbe esserlo neanche del padre assente, de...