Quello che amo, più l'acciaio

domenica 31 gennaio 2021

Escape my mind

Asciugo la gola che affoga nelle lacrime

bagno la pelle che brucia

avvolgo i miei occhi stanchi nell'oscurità che li placa

infine

cerco la cura

(che è poi lo stesso veleno che mi ammala)


Un diavolo in maschera mi riporta indietro

perché questo non è il mondo,

è un sogno per sfuggire alla mia mente adirata








sabato 12 dicembre 2020

Il veggente

Per la terza notte viene a farmi visita una donna a fare l'amore, sempre la stessa.

E' senza viso, avvolto nella nebbia che lo protegge, ma gli occhi so essere bianchi come quelli dei posseduti.


Ha seni piccoli ed è magra, i capelli neri e lisci a caschetto, la pelle di un pallido diafano che fa intravedere le vene che corrono come autostrade attraverso il suo corpo nudo, 

mi scova nelle terre oniriche dove mi rifugio e facciamo l'amore.


Lo facciamo su un balcone sospeso nel vuoto, sotto scorre una grande via trafficata che rimanda un sottofondo di clacson e motori brucia semafori, da questa altezza vertiginosa sembrano i modellini in scala che ho sulla bacheca.


Non sono a mio agio, non ho tutta questa voglia di accoppiarmi, ma la donna sa come sciogliermi, e quando sto per farlo vedo, attraverso il vetro che ci separa dall'interno della casa (presumibilmente la sua), due mocciosi che ci guardano.

Sono un maschietto e una femminuccia, 

la bambina è trasandata ed ha il naso che le gocciola, tiene per i capelli una grossa bambola, trasandata anche lei.

Ha occhi grandi, e sembra che stia per piangere.

Il bambino invece è di due o tre anni più grande, credo ne abbia 7, sembra un piccolo selvaggio che stringe con forza il modellino di un grande trattore giallo, ha l'aria di volermelo spaccare in testa.


"Ci guardano"


"Che ti frega" 

mi sussurra lei nell'orecchio mentre muove perfettamente sincronizzate tutte le parti del suo corpo sopra il mio.

Il senso di disagio non se ne va, anzi cresce.

Sopra il balcone c'è la grande terrazza condominiale, vi si affaccia un uomo con capelli brizzolati e il pizzetto scuro, vestito in tuta nera, che ci osserva morbosamente mentre mastica dolorosamente il chewingum 

Penso sia il marito, ed un attimo prima di venire alzo di peso quella piovra che ha cinto i miei fianchi con le sue gambe tanto esili quanto forti e la lancio di peso sul lettino da sole al nostro fianco.


Credo di essere fuggito, perché mi ritrovo in tutt'altro ambiente, è un luogo strano dal forte gusto orientale, eppure questo mi risulta essere familiare, come non lo era l'appartamento della donna.

E' una lunga e stretta via pedonale, sulla sinistra tanti piccoli chioschi, alcuni talmente piccoli che c'entra a malapena una poltrona dietro il bancone di legno.

Così è il mio, ha una serranda che si alza, il bancone è sovrastato da una specie di tela con disegni misteriosi, la tela ha un grosso buco da dove la gente inserisce il suo braccio, ed io le leggo la mano.

Il mio compenso viene lasciato in una cassetta ai miei piedi, è una feritoia alla base del bancone dalla quale ogni tanto entra ed esce un grande gatto tigrato.

Non vedo i loro volto, ascolto le loro voci e leggo le loro mani.

Ho iniziato questo lavoro che già il sole era calato, mentre facevo l'amore con la giovane donna invece era alto nel cielo, e faceva caldo, la ringhiera del balcone me la ricordo infuocata, qui invece è sempre più umido e fresco, e con all'avvento delle tenebre il freddo comincia ad entrare nelle ossa.

L'acqua si alza dal pavimento, ha invaso il piccolo chiosco sollevandosi dalla via pedonale ormai deserta e senza luci, tutti gli altri chioschi sono serrati, l'acqua si fa sempre più alta come a Venezia senza il Mose, adesso mi ricordo perché la notte non posso dormire qui.

Non ho una casa, lavoro di giorno come veggente e la notte sono destinato a vagare per luoghi deserti camminando per non soffrire il freddo assalito da un sonno atavico.


La notte, le notti, sono lunghe da passare.


Mi ritrovo a camminare sul ciglio di questa strada panoramica che da sul mare, raramente passa una macchina e quando lo fa si sentono stridere i pneumatici nelle curve prima ancora di intravederne i fari che squarciano il buio.

Mi appiattisco sul muretto di contenimento al loro passaggio, sfrecciano facendomi il pelo, non provo a fermarle, non saprei cosa chiedere come destinazione, perché non ne ho una, devo solo far passare il tempo che sembra rallentare di minuto in minuto, quasi a volermi cristallizzare in questo istante.

La strada e le sue mille curve dominano il mare da una quarantina di metri, posso ammirare la luna che vi ci specchia.

E' davvero un bel posto, cerco il cellulare per fotografarlo, ma non ho un cellulare, o semplicemente non lo trovo, questa cosa aumenta il mio senso di isolamento, non so bene che dovevo controllare sul cellulare, a chi dovessi mandare la foto, ma è probabile che fossi tu, sei l'unica a cui scrivo.


Poi la strada prende una via più interna, il mare nero come la pece non lo vedo più, sento solo in lontananza le sue onde che si infrangono adirate sulla scogliera.

Ora è un piazzale che ho raggiunto, qui c'è un grande capannone industriale, dove entro subito per cercare un po' di pace e un poco di tepore.

Nel capannone ritrovo la donna con il caschetto nero, stavolta gli occhi sono profondi e neri, ma il viso ancora non si vede.

Abbiamo una discussione, su cosa non ricordo, litighiamo come se ci conoscessimo da molto, invece mentre facevamo l'amore sotto il sole mi sembrava poco più di una sconosciuta.

Mi chiede che fine ho fatto, io le rispondo evasivo come sempre, perché ho sempre odiato dare spiegazioni, soprattutto se non ne ho alcuna.

Lei, senza che la interrogassi, invece mi da le sue, ed io capisco che era con un altro pochi attimi fa, ecco su cosa stavamo discutendo.

Le chiedo se ha fatto l'amore con quell'altro, ma non mi risponde, sorride con gli occhi, un po' beffardi un po' dispiaciuti.


Le metto una mano sul lungo collo (cosa che mai farei senza sognare) e la alzo di peso con il braccio sinistro, con il destro le tasto il viso senza alcuna delicatezza, per sentire i suoi lineamenti che non riesco a vedere (il tatto oltre la vista).

Poi la lascio, in preda alla vergogna per lo scatto d'ira e di gelosia.

Mi guarda con dolcezza ora, e mi sussurra con la voce un po' rauca di chi ha appena liberato la sua trachea da una mano che la mordeva:


"io vado da chi mi chiama, non lo sapevi?"


Quelle parole mi gelano il sangue,

mentre quei dolci occhi neri continuano a scaldarmelo.   



    

venerdì 27 novembre 2020

Betelgeuse (il dilemma di una stella)

 

Brillerò intensamente, seppur brevemente

sperando d’abbagliare qualche testimone con la mia esplosione.


La materia espulsa

la mia sostanza

vagherà tra immensi intervalli di nulla

prima dell'appuntamento con la tua 

con la quale si unirà in altri mondi

in altri modi

a formare nuove stelle 

(e pianeti).



O imploderò dentro le mie viscere

sotto la gravità dei miei pensieri

mi farò più piccolo, eppure massiccio

arrendendomi ai diagrammi cerebrali di Solaris

risucchierò le costellazioni,

dentro il mio nero umore.


Niente potrà più uscire

i mondi divorati aumenteranno la gravità

la gravità aumenterà la fame,

che consumerà sempre più materia per cercare di placarsi. 



Ho scritto/cancellato milioni di volti

la soluzione è in uno di quelli

in un volto che ho visto ma che non conosco

incrociato per sbaglio in una grande stazione.


Non lontano dal binario N.9








venerdì 18 settembre 2020

Dipartita di uno sguardo nascosto



Il male che fai non nasce dalla durezza del tuo muscolo rosso,

ma dalla tenerezza in cui riduci quello altrui.


Il mio unico pensiero, fisso e soverchiante,

è te che leggi gli altri.


Non riesco a non impazzire di dolore quando leggi gli altri.


Lo so, sono malato.








domenica 30 agosto 2020

Gigi

Vi dico ciò che mi è successo

io dormo nella valle dei non vivi

pur non essendo mai morto, perché mai vissi.


Non riesco a dissetarmi, eppure l'acqua abbonda in questa valle

ho lasciato l'esistenza alle spalle, come una piccola cosa

senza che me ne fossi saziato.


L'oscurità, l'orrore di un bimbo

è venuta sopra di me prima che la mia bocca potesse riempirsi del seno materno.


Gli spiriti di questa valle allontanano tutti da me

mentre io non sono stato preparato all'età della solitudine

sarebbe stato invece contento il mio cuore di vedere molta gente

perché era già educato alla gioia prima che venisse. 


Che cosa sono gli anni che si passano sulla terra?

Io non lo so, come non so chi sono quelli laggiù

la cui unica occupazione è dormire nel paese del sonno infinito

non si svegliano per salutare i loro fratelli, né la madre, né il padre.


I loro cuori dimenticano i figli, e tutte le persone che hanno amato e poi odiato

l'acqua della vita giova soltanto a chi è sulla terra. 


Ho sete, benché abbia l'acqua a portata di mano.


La morte

nessuno la vede

chiama tutti a se

ed essi vanno subito da lei

benché davanti a lei rabbrividiscano i loro fragili cuori


Ruba il figlio alla madre più volentieri del vecchio che le fa la corte

ognuno che è in pena la prega

ma lei non volge loro la faccia

non viene da chi la implora

non si cura di chi gli si offre.


Prosegui nella tua menzogna con mia madre

dille che sto bene

non mi consola la sua pena.





   

 


giovedì 27 agosto 2020

Meet Lago Upi

Bello il cielo

bella la montagna

e il lago

ma è il fuoco offuscato di una stella dietro la filigrana dei tuoi capelli

a incantarmi

domenica 16 agosto 2020

###

Sai non mi ricordo più che cosa non potevi darmi non essendo ###.

Ho rimosso tutto perché, improvvisa,

mi si è illuminata un’ampia aerea emotiva che era al buio da sempre.


Mio dio, era così ovvia questa cosa,

ecco qual'era il tassello che mancava.

Ma come ho fatto a non pensarci prima?

“Perché Lei è Mia!”

Quando l’hai pronunciato mi tremavano i polsi,

dopo è stato come se mi raschiassero le pareti dello stomaco sino a farlo sanguinare.

Finalmente era chiaro quel che volevo.

Non ero cosciente di questo, mi sembrava tutto così contraddittorio, ma non lo era.


Troppo, anche per l'immaginazione, sognare che tu sia mia,

e poi non so neanche se lo vorrei,

mi piaci così, libera (da me),

non mi sentirei degno di un dono così grande,

schiacciato da immonde colpe.


Perché continuare con tutte le forze a corteggiarti allora?

Come fossi in preda di un raptus,

per arrivare dove, a cosa?

Ho provato una sorta di orgasmo di fronte alla violenza con cui lo hai pronunciato,

ho pensato che se fosse stato diretto verso di me avrebbe vibrato l’anima.


Ti faccio la corte perché voglio essere ###,

già mi ci sento a dire il vero, in ogni mia piccola fibra

ma bramo più di ogni altra cosa che tu voglia sia ###, solo ###.


Nessun rispetto vorrei in questo,

solo il tuo puro egoismo a volermi per te.


Abbiamo bisogno di essere di qualcuno, prima ancora di averlo.

Questa cosa mi è chiara solo ora.  


a 2015





mercoledì 22 luglio 2020

Il mare dalla finestra

Quando vai via

mi abbandoni in un vuoto che non so colmare



Poi mandi la tempesta

irrompe dai vetri della mia finestra

si porta via i mobili

li rimpiazza con la spuma del tuo mare

che colma d'incanto

tutto il mio prosciugare




https://www.youtube.com/watch?v=zH1o9TPETYk






giovedì 25 giugno 2020

Gli stessi bicchieri

La neve che si srotola come un tappeto gelido fuori dal finestrino mi ha sciolto il cuore.

Siamo stati tutti piccoli ostaggi dei nostri adulti
in giro per luoghi che ci hanno lasciato in apparenza indifferenti
e che invece hanno scavato sotto le nostre vene cunicoli e tane in cui riporre la loro magnificenza
ripiegata con cura
fino a quando non fossimo stati pronti ad indossarla ancora

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Avevo due fratelli. 

Uno timido, silenzioso, faticava a guardarmi negli occhi
l'altro istintivo.
Uno suonava il xilofono, l'altro il clarinetto.

Abbiamo passato molto tempo assieme
bevuto inconsapevolmente dagli stessi bicchieri, con cui i nostri adulti tentavano di farci ammalare 
di quelle malattie infantili che vanno prese
e che io, a quell'età, non presi.

Li osservavo, era così interessante la loro diversità.
Se le davano, a volte, di santa ragione,
separarli, prima che grossi segni rossi apparissero sui loro bei visi, era assai arduo.

Amavo, riamata, uno di loro
un sentimento a me sconosciuto.

Quel giorno vennero insieme a bussare alla mia porta per andare a giocare,
ma io fui addobbata a festa per andare in un posto.

La mia memoria mi gioca, a volte, brutti scherzi,
ma niente può dinanzi allo stupore di quei 4 occhi che si sono arpionati a me come artigli
e che mi hanno accompagnata attraverso le mie ere.

Uno dei due si è lasciato sfuggire "sei bella, sembri una principessa".
Impensabili, fino ad ora, simili parole da quelle giovani labbra
e a pronunciarle era colui per il quale il mio cuore inconsapevolmente palpitava.

Per poco non esplose.

Un giorno scoprii che per me litigavano,
che ero, inconsapevolmente, causa dei loro parapiglia.

Uno dei due, piangente, mi disse "A te piace lui perché è più bello, ma sappi che io sono più buono".
Così lo scoprii.

Aveva torto perché erano (e sono) belli entrambi, di una bellezza delicata.
Aveva ragione perché a me piaceva chi diceva lui
e soffrii della sua sofferenza
della competizione
della sconfitta.

Da allora nascosi ogni mia pulsione, ancor di più di quanto già facessi, agli occhi di entrambi. 

Non volevo più lacrime 

Non volevo altro dolore

di cui essere artefice.

e 2020


Per qualche oscuro motivo
i tuoi ricordi
sono l'unica cosa alla quale riesco ad aggrapparmi
per non cadere

domenica 7 giugno 2020

Eden


Le camere buie e senza ospiti
i corridoi silenziosi
in cucina giacciono le ultime stoviglie
in attesa d’esser lavate
per l’ultima volta.

Piante e fiori crescono rigogliosi
si impadroniscono delle terrazze che conoscono solo i passi felpati dei gatti
e lo sbatter d’ali dei gabbiani.

Giù in fondo, al pian terreno
nella reception polverosa e poco illuminata
scrivo email incomprensibili.

Cerco affannato sulla tastiera lettere che non ci sono
quelle poche volte che le trovo il monitor ne rivela delle altre al loro posto
penso di aver sbagliato a digitare, torno indietro e cancello
digito di nuovo ma niente
compare sempre un’altra lettera.

Le lettere già digitate cambiano di posto, si mischiano, si ricombinano
confondono ogni senso che avrei voluto dare
se un senso c’era nella mia testa
perché ora non mi viene in mente.

Da quanto tempo sono impegnato in questa inutile attività?
Non ricordo neanche questo
ma è comunque trascorso il tempo necessario a sopprimere ogni fine
l’attività  diventa lo scopo.

E' così che diventa infeconda la vita
giorno dopo giorno
ora dopo ora
la meta di se stessa.

Ma poi succede qualcosa
si affaccia inatteso il “primo” cliente
come Adamo nel giardino dell’Eden

D’incanto i corridoi si illuminano
salta fuori il personale dal nulla
è tutto un fermento, un affannoso preparativo per l’illustre ospite
che risulta odioso, invadente, maleducato.

Scorrazza per l’Eden senza rispettarne le regole, come fosse il padrone
come lo fosse sempre stato.

Io sono qui da tempi immemorabili
non posso credere che a questo era destinata la mia eterna angoscia e solitudine.

Ad accogliere la tua malacreanza
e quella della tua detestabile compagna.


https://www.youtube.com/watch?v=5-IxkvaXlzE

Stamattina non era un Eden
e non era l'inferno

Avrei preferito lo fosse

Non sarebbe stato tanto misero

domenica 31 maggio 2020

Bug esistenziale

Inchiodato a un letto di ospedale
con i ferri nelle ossa
le ferite che non davano tregua
che inzuppavano di sangue le lenzuola
ero sorridente
lo sono stato sempre
anche quando non mi vedeva nessuno

Ti sembrerà incoerente
tanta positività in una mente che pensa di darsi la morte
eppure non lo è
è la vita che è dentro di me che comanda
digrigna i denti al demone che mi rappresenta
pensa al posto mio
vuole, desidera, chiede
dice che lo fa per me
intanto mi infligge la reclusione nell'angolo più buio
mi obbliga alla prigionia delle carceri nel mio stesso castello
trattato come un pazzo in catene
per il suo stesso "bene"
a impedirne il ferimento

Essere vivi è un'illusione
è la vita che vive se stessa
non noi
per farlo ha bisogno di coscienze docili
che non si ribellano
coscienze vergini
alle quali verrà promessa una qualche felicità
rese arrendevoli al dolore
e poi, alla fine, condotte al macello

Parlo troppo
con te

lunedì 18 maggio 2020

Hipo chondros

Dietro la volontà di non sentire un punteruolo conficcato sotto lo sterno

c'è la paura

non ci sei tu



è sensuale la tua afflizione

deve esserlo anche il tuo sterno che le fa da cappello



Abituata

non più derubata

(dal dolore)

sabato 9 maggio 2020

Dura scorza di cuoio e morbida pelle rovente


La tua calligrafia mi ha emozionato.
Mi è caduto subito l’occhio su quel particolare, prima ancora di leggere il contenuto del biglietto, lì sotto la pioggia, in quell’ibrido di luce e tenebra.
Forse è una cosa che non ti piacerà, già lo so.
Ho notato quella piccola imperfezione, un’indecisione nel tratto, un punto interrogativo che si sovrappone alla parentesi, e poi ancora punti interrogativi.
Ho sentito l’esitazione, tua, e forse anche un po’ di nervosismo (c’era qualcuno che ti pressava mentre scrivevi?), l’ho percepita sulla pelle, mi è sembrato come di udire il battito del tuo cuore accelerato, insieme al mio che lo ascoltava.
Era come un balbettio dell’anima.
Qualcosa di magico, che la scrittura digitale non potrà mai rendere.
Qualcosa che forse ti fa inorridire, ma che rende ebbro di piacere me.
Lo sai vero che effetto fai agli altri.
Appari bella, di una bellezza superba, invincibile.
Impossibile da amare, forse anche da desiderare.
Inafferrabile come una dea e lo splendido e folle diamante della “tua” canzone (di cui mi sono innamorato).
Eppure anche gli dei invidiano la nostra mortalità, e le debolezze che porta con se.
Solo noi, esseri imperfetti e colmi di paure, siamo in grado di amare, di vivere così intensamente, proprio perché sappiamo di essere già morti.
Alcune volte ho paura di te, perché nella tua apparente perfezione non lasci spiragli, non concedi  speranza.  
Quelle volte che mi fai (Intra)vedere una tua debolezza mi batte il cuore all’impazzata, si risveglia pieno di ardore, pronto a proteggere e ad amare quel tenero e debole fagottino che gli hai donato.
Fai bene ad esserti resa di scorza dura e scintillante, e deve essere stato tanto faticoso indossarla.
Ti hanno fatto soffrire, l’hai dovuto fare, quella scorza ti ha fatto sopravvivere ieri e ti protegge oggi.
Fai bene.
Ma io sento che mi parli da lì dietro, parli un linguaggio che capisco, mi chiedi qualcosa nella mia lingua.
O forse è talmente grande il desiderio che tu lo faccia che oramai sento le voci.
Continua a proteggerti, ma fai vedere a qualcuno quello che hai dentro, “prima che il giorno ti rubi la luce” risplendi della tua bellezza segreta, una cosa così bella non puoi tenerla solo per te.
Lascia che qualcuno, prima o dopo, si accorga di te, mortale che vivi sotto le sembianze di dea.
Non devo essere necessariamente io, mi tremano le vene al solo pensiero, al desiderio.
Se pensi che il “tuo” uomo sia degno di tale dono non privarlo di questo.
Io quello che sono riuscito ad avere me lo tengo stretto per sempre nel petto come il più prezioso dei regali.
La foto nella mia ultima opinione è una donna bellissima e sensuale che slancia il suo petto come a volersi svelare, senza pudore ci mostra i suoi seni turgidi che incorniciano la sua ferita ancor più splendida.
Sembra di cuoio la sua scorza, ma sotto nasconde morbida pelle infuocata.
Amerò per sempre sia l’una che l’altra.

a 2015

giovedì 19 marzo 2020

Il pozzo nero

Non lo so che festa era ieri,
forse hai ragione, non era la festa del padre biologico,
ma non dovrebbe esserlo neanche del padre assente,
del padre padrone,
di quello anaffettivo, oppressivo, egoista, violento

"la festa del papà è una ricorrenza civile diffusa in alcune aree del mondo, celebrata in onore della figura del padre, della paternità e dell'influenza sociale dei padri"

ho trovato questa definizione in rete, e questa non sarebbe d'accordo né con te né con me,
estenderebbe la festa a quasi tutti i padri, probabilmente anche quelli solamente biologici se provano anche un poco di amore verso la loro prole, riprendendo il concetto generico di paternità. 

Tuttavia la definizione mischia il concetto di padre con il termine, poco musicale e in parte buffo, di papà.

Padre - uomo che ha generato uno o più figli, considerato rispetto ai figli stessi
Papà - Padre, è voce affettuosa ad indicare il padre in ambito famigliare

io ci trovo una grande differenza, se è (stata) la festa del padre, andrebbero festeggiati tutti coloro che generano, se lo è del papà solo coloro che sono amati dalla loro prole, che generano un sentimento di affetto nella stessa.

Se non avessi sentito di chiamare tuo padre, ieri, è chiaro che non sarebbe stata neanche la festa del tuo.
Se non ti sei sentita di chiamarlo, in vita, con quel termine sgorbietto che tanto detesti è triste, anche se giustificato dalle sue mancanze.
Era padre ma non è stato un papà, non ha saputo proteggere e amare il tuo cuore infante.

Che dovrei dire del mio io?
Sapendo che ho fatto un incidente grave ha trovato il tempo di chiamarmi solo dopo 30 giorni dall'operazione, "fatti coraggio" mi ha detto.
Sapendo quello che accade in Italia e nel mondo è riuscito a mandare un solo messaggio, "come va li?"

Ma io non ho bisogno del suo amore, da molto, troppo tempo.
Non è una vendetta, non ne ho bisogno davvero, la riprova è che non ho bisogno neanche dell'amore di mia madre, dei fratelli, degli zii, di cugini
mi basta stiano tutti bene, loro non possono aiutarmi.
non può aiutarmi il loro amore.

Abbiamo già parlato di questo. 

"Se penso a ieri sera, rivedo tutti i padri che hanno lasciato Bergamo adagiati nei camion militari, per andare a svanire definitivamente altrove, soli come negli ultimi giorni della loro vita, privi del calore dei loro figli disperati"

Sapevo che lo avesti pensato, pensato senza retorica, e che ti avrebbe fatto male il pensiero.
Ho imparato ad amarti per questo.

Addolora anche me, tuttavia provo un senso di fastidio, a tratti rabbia, nella consapevolezza che buona parte di quegli anziani sono stati soli ben oltre gli ultimi giorni della loro vita, privati del calore dei loro figli da sempre, basta vedere come vivono in abbandono, dimenticati da qualche parte.
Negli ospedali li vedo quasi sempre morire in solitudine
nelle città li vedo invecchiare in solitudine.
Per quelli che invece erano amati deve essere stato tremendamente nuovo doversi così traumaticamente separare.
Ma quando si soffre non c'è affetto che ti scaldi, pensi solo al dolore
non vedi l'ora che finisca,
non pensi più a niente, non conta più niente, il dolore colma tutto,
è come precipitare in un pozzo nero dove l'umanità ha gettato tutti i suoi lamenti.
Dentro il pozzo il mondo, e i suoi affetti, non ha più un senso.

Abbi pietà di tuo padre
e di te
farà bene a entrambi.


Quando è nata la piccola mi sono subito sentito diverso,
la amo
la penso continuamente
sono infinitamente preoccupato per lei
sento la mia vita che non mi appartiene più
che appartiene a lei

Questo mi rende padre 
anche se non un papà.

               

giovedì 12 marzo 2020

Pianeti neri

Errando nella galassia dei pianeti neri

libero dalla prigionia di indossare un nome

e da ogni vincolo gravitazionale

vago senza una destinazione


Qui nessun dio imprigiona le sue creature nell'esistenza

non le obbliga a vivere

ed ogni giorno si celebra

la morte dell'ego

Escape my mind

Asciugo la gola che affoga nelle lacrime bagno la pelle che brucia avvolgo i miei occhi stanchi nell'oscurità che li placa infine cerco ...