Quello che amo, più l'acciaio

sabato 11 dicembre 2021

Affogo

 La “mia” mente sa più cose di quante ne sappia io

Conosce mondi in cui non sono mai stato

Partorisce oceani 

Nei quali la notte affogo

Come un topolino abbandonato al largo della tempesta.

mercoledì 13 ottobre 2021

Polvere di sussurri (dal passato)

è possibile essere liberi senza essere crudeli? Forse no. Però so che si può essere crudeli senza essere liberi.


Non la sto giustificando (la violenza), disturba anche me, ancor più mi disturba la crudeltà. Ma la natura è formata sia dall'una che dall'altra, è un dato di fatto. Anzi, sembra che l'amore sia solo contingente, una specie di calmiere per limitare crudeltà e violenza, come dovesse regolarle, contenerle. Mi fa paura, l'aver scoperto che l'energia vitale del mondo è sempre violenta.


Perché devi mettere in dubbio quello che dico? Dammi un motivo, cerca di motivare in qualche modo intelligente la convinzione che io non lo sia, ma risparmiami banalità tipo "non mi conosci" o "mi hai idealizzato" o cose simili. Su quest'argomento non ci può essere una discussione alla pari, prendine atto. Io e solo io so cosa provo (no cosa credo di provare).


Mi lascia molto perplesso quello che dici. Ho pensato di non essermi espresso bene e mi sono riletto, ma è un concetto chiarissimo. Non so cosa c'entra la tua risposta con quello che ti ho detto, non so neanche se stavi rispondendo a me o parlavi con te stessa. Non ho nessun tipo di ossessione per i tuoi ormoni, né per il tuo sesso o la tua sessualità, non sono destabilizzato in nessun modo. 


Tutta la violenza che si è scatenata dentro il petto e nello stomaco va resa silenziosa fuori. E' uno sforzo improbo, disumano.


Del milione di pensieri che mi passano per la testa durante il giorno alla sera ne ricordo una decina o poco più. Prima di andare a letto penso che uno o due di questa dozzina dovrei condividerli con te. Quando li penso sono chiarissimi nella mia mente, ma quando li devo tradurre con le parole devo fare i conti con l'incompletezza di quest'ultime e con la poca dimestichezza che ho nel maneggiarle (non sono mica Grossman). Ad ogni passaggio (intuizione, elaborazione, sintesi, traduzione trasmissione, ricezione) qualcosa viene perso o distorto, magari piccoli ma fondamentali dettagli. L'indistinta accozzaglia che ti arriva viene rielaborata dalla tua sensibilità, curiosità ed esperienza, filtrata dalle tue emozioni. Ecco, questo era il pensiero (più o meno), cosa ti arriva veramente di me dalle parole che ti scrivo? No lo so, né lo saprò mai, temo, ma so che non posso essere io. 

La geologia, e i milioni di anni, fanno le gemme. Non noi che qui ci incontriamo a scrivere, a fingere di leggere. Ma ogni eccezione ha la sua regola, e tu sei l'una e l'altra, e un respiro trattenuto sette anni. Meno male che non esisti, ti sento sussurrare nel buio. 


E' stata una delle giornate più felici e serene della mia vita, non c'erano demoni in me ma solo tanta curiosità e voglia di vivere.


Le persone che vivono con un demone dentro si riconoscono subito tra loro, e si schifano, si evitano come la peste perché il loro equilibrio è instabile e sofferto. Come spugne assorbono il dolore degli altri che le fa impazzire più del loro. Sono destinate a rimanere sole proprio perché le uniche persone capaci di capirle con un solo sguardo, senza troppe spiegazioni, sono i propri simili. Con gli altri è una finzione senza fine nel continuo sforzo di essere adeguati al contesto.


Ci inseguivamo per i corridoi minacciando di picchiarci, come sempre, mescolati ad altri bulletti intenti a far caciara. Stanchi ci siamo fermati, ansimanti, la sua fronte lucida di sudore, i capelli spettinati, la campanella che urlava la fine della pausa. Si è avvicinato, come al rallentatore, e la distanza era troppo lasciva, ancora incomprensibile per quell'età. Si è avvicinato, lo sguardo liquido, nuovo per me. Mi ha sussurrato, lentamente, come a marchiare ogni parola sulle mie guance "Amo, i tuoi occhi, q##### t# ####### "

La mia conoscenza di te non è esteriore e parziale come di chi ti vive ogni giorno, ma è profonda ed interiore perché la intuisco.


Le parole, questi unitili orpelli che ami tanto. Milioni di esse dette dal più sommo dei poeti non riuscirebbero a condurre a te anche un solo misero frammento della mia anima. Sembri aver le idee chiare eppure lasciati dire che sei sola nel non saper quel che dici parlando di patti, di fiducia al buio, e di pass per l'inferno che temi tanto. Pensavo fosse chiaro che non avrei mai chiesto niente di te, come faccio da tanto tempo rispettando il tuo volere ho rinunciato a conoscere il tuo nome, la tua età, il tuo sesso, la tua casa mentre a te sarebbe bastato un solo cenno di volontà per sapere i miei "precisi riferimenti". E' chiaro (ora) che non possiamo giocare insieme noi due, è inaccettabile per me tanta codardia in una Dea o tanta sfrontatezza in un'umile mortale, decidi tu. Esisto davvero, c'è tanta carne e sangue in me da aprire una macelleria, e questo è l'unico posto virtuale in cui abbia mai vagato (logorato più che annoiato). Sono leale, lo sono sempre stato e sempre lo sarò con te e con gli altri, mi fido di tutto e di tutti, del mio istinto e della mia ragione anche perché non potrei fare null'altro, so che ogni mia mossa porterà alla medesima ed inevitabile sofferenza, all'unico e vero inferno che a me (e per me solo) è destinato. Adesso ti lascio


C'è un raggio di luce tiepida e stanca che trafigge il vetro di questa stanza e la mia pupilla sinistra, nell'ordine indicato. La stanza è una mansarda ed io sono qui, di fronte allo schermo che ti contiene e ti protegge, per poco ancora, prima che un piccolo tocco delicato zittisca i milioni di pixel che colorati portano a te.


Si, tu mi leggi nella testa, ormai ne ho la certezza. O meglio: c'è un condotto piccolo e segreto che ti introduce negli eventi (miei). Altrimenti non si spiega che io guardi casualmente - senza che il caso esista - il film/documento di cui mi hai appena parlato (cos'era, rai5?) ed ecco arrivi tu a parlarmene.


Come si fa ad arrestare lo scorrere di una cosa che non esiste come il tempo? "Io sono nata viaggiando" quando hai tempo e se hai voglia vorrei che lo vedessi. Le vite più belle e straordinarie sono anche quelle che arrecano più tristezza quando volgono alla fine, forse per la consapevolezza che prima o dopo quegli eventi si perderanno per sempre "come lacrime nella pioggia" senza lasciare alcuna traccia, mentre per le vite più disgraziate prevale un definitivo senso di liberazione per lo stesso identico motivo.


Ho capito, sei un principe del foro. Mi sembra quasi di vederti, la toga che svolazza come una bandiera ai tuoi movimenti a scatti, fremi, sfogli nervosamente l'incartamento mentre il PM incalza ed accusa :"scuole elementari distratte? Suvvia signori della corte, qui ci troviamo di fronte al classico bieco tentativo di incolpare le istituzioni, la società, la famiglia per una colpa che è tutta dell'imputato perché sua e solo sua è la distrazione verso le cose di questo mondo che ritiene inutili e fuorvianti ......... chiedo pertanto per l'imputato il massimo della pena prevista per la sua sgrammatica, perché è massima la colpa nel non aver tratto beneficio dalle migliori scuole, dai migliori insegnanti, dai migliori esempi!" Temo per un istante, faccio finta di non notare la corte che mi osserva concentrata, nelle pieghe delle loro smorfie è già scritta la mia condanna, i sospetti si trasformano in certezze, le certezze in sentenze, ma tu conosci le loro menti, sai come togliere linfa vitale alle loro certezze, come piante prive del nutrimento si piegheranno su se stesse, ora lo so, ho visto le tue mani poggiarsi decise sul banco, le dieci dita sono ben aperte tra loro, solo i polpastrelli sostengono il tuo peso, i palmi delle mani sono a filo con il legno del tavolo, lo sfiorano senza toccarlo, il capo si alza dolcemente deciso e guarda la corte: sta per iniziare l'arringa finale.....ora lo so, sono salvo.


Io imparo da te in modo uguale e diverso, e allora anch'io devo ringraziarti (poi sarà il tuo turno e poi ancora il mio, e alla fine - la fine di che?- le nostre schiene saranno fili d'erba piegati all'erosione dei venti del ringraziamento). E allora no. Ti dico. Si, ho visto che ogni virgola è al suo posto, bello, grazie, ti dona. E di che ti vergogni? Sei un uomo acuto e intelligente, fai errori (eredità di scuole elementari distratte - che alunno eri?). La tua "sgrammatica" guarirà, forse - oh si - ne sentirò la mancanza, e rimarranno le tue variegate pi##e mentali, i tuoi labirinti, le tue elucubrazioni pesanti e fresche come ali zuppe di pioggia. Devi esserne solo felice.


La burocrazia è onnivora , anche il dolore della gente è alimento a lei gradito. Verrà il giorno in cui ci rilasceranno ricevuta per regolare smaltimento uomo


I tuoi commenti sono spesso molto belli. Arguti. Privi di formalità. Profondi. Veri. Inducono alla riflessione. Sarà bello quando comincerai a tirare fuori i tuoi pensieri e ad articolarli in scritti diversi da quelli tecnici che hai reso pubblici finora.


domenica 31 gennaio 2021

Escape my mind

Asciugo la gola che affoga nelle lacrime

bagno la pelle che brucia

avvolgo i miei occhi stanchi nell'oscurità che li placa

infine

cerco la cura

(che è poi lo stesso veleno che mi ammala)


Un diavolo in maschera mi riporta indietro

perché questo non è il mondo,

è un sogno per sfuggire alla mia mente adirata








sabato 12 dicembre 2020

Il veggente

Per la terza notte viene a farmi visita una donna a fare l'amore, sempre la stessa.

E' senza viso, avvolto nella nebbia che lo protegge, ma gli occhi so essere bianchi come quelli dei posseduti.


Ha seni piccoli ed è magra, i capelli neri e lisci a caschetto, la pelle di un pallido diafano che fa intravedere le vene che corrono come autostrade attraverso il suo corpo nudo, 

mi scova nelle terre oniriche dove mi rifugio e facciamo l'amore.


Lo facciamo su un balcone sospeso nel vuoto, sotto scorre una grande via trafficata che rimanda un sottofondo di clacson e motori brucia semafori, da questa altezza vertiginosa sembrano i modellini in scala che ho sulla bacheca.


Non sono a mio agio, non ho tutta questa voglia di accoppiarmi, ma la donna sa come sciogliermi, e quando sto per farlo vedo, attraverso il vetro che ci separa dall'interno della casa (presumibilmente la sua), due mocciosi che ci guardano.

Sono un maschietto e una femminuccia, 

la bambina è trasandata ed ha il naso che le gocciola, tiene per i capelli una grossa bambola, trasandata anche lei.

Ha occhi grandi, e sembra che stia per piangere.

Il bambino invece è di due o tre anni più grande, credo ne abbia 7, sembra un piccolo selvaggio che stringe con forza il modellino di un grande trattore giallo, ha l'aria di volermelo spaccare in testa.


"Ci guardano"


"Che ti frega" 

mi sussurra lei nell'orecchio mentre muove perfettamente sincronizzate tutte le parti del suo corpo sopra il mio.

Il senso di disagio non se ne va, anzi cresce.

Sopra il balcone c'è la grande terrazza condominiale, vi si affaccia un uomo con capelli brizzolati e il pizzetto scuro, vestito in tuta nera, che ci osserva morbosamente mentre mastica dolorosamente il chewingum 

Penso sia il marito, ed un attimo prima di venire alzo di peso quella piovra che ha cinto i miei fianchi con le sue gambe tanto esili quanto forti e la lancio di peso sul lettino da sole al nostro fianco.


Credo di essere fuggito, perché mi ritrovo in tutt'altro ambiente, è un luogo strano dal forte gusto orientale, eppure questo mi risulta essere familiare, come non lo era l'appartamento della donna.

E' una lunga e stretta via pedonale, sulla sinistra tanti piccoli chioschi, alcuni talmente piccoli che c'entra a malapena una poltrona dietro il bancone di legno.

Così è il mio, ha una serranda che si alza, il bancone è sovrastato da una specie di tela con disegni misteriosi, la tela ha un grosso buco da dove la gente inserisce il suo braccio, ed io le leggo la mano.

Il mio compenso viene lasciato in una cassetta ai miei piedi, è una feritoia alla base del bancone dalla quale ogni tanto entra ed esce un grande gatto tigrato.

Non vedo i loro volto, ascolto le loro voci e leggo le loro mani.

Ho iniziato questo lavoro che già il sole era calato, mentre facevo l'amore con la giovane donna invece era alto nel cielo, e faceva caldo, la ringhiera del balcone me la ricordo infuocata, qui invece è sempre più umido e fresco, e con all'avvento delle tenebre il freddo comincia ad entrare nelle ossa.

L'acqua si alza dal pavimento, ha invaso il piccolo chiosco sollevandosi dalla via pedonale ormai deserta e senza luci, tutti gli altri chioschi sono serrati, l'acqua si fa sempre più alta come a Venezia senza il Mose, adesso mi ricordo perché la notte non posso dormire qui.

Non ho una casa, lavoro di giorno come veggente e la notte sono destinato a vagare per luoghi deserti camminando per non soffrire il freddo assalito da un sonno atavico.


La notte, le notti, sono lunghe da passare.


Mi ritrovo a camminare sul ciglio di questa strada panoramica che da sul mare, raramente passa una macchina e quando lo fa si sentono stridere i pneumatici nelle curve prima ancora di intravederne i fari che squarciano il buio.

Mi appiattisco sul muretto di contenimento al loro passaggio, sfrecciano facendomi il pelo, non provo a fermarle, non saprei cosa chiedere come destinazione, perché non ne ho una, devo solo far passare il tempo che sembra rallentare di minuto in minuto, quasi a volermi cristallizzare in questo istante.

La strada e le sue mille curve dominano il mare da una quarantina di metri, posso ammirare la luna che vi ci specchia.

E' davvero un bel posto, cerco il cellulare per fotografarlo, ma non ho un cellulare, o semplicemente non lo trovo, questa cosa aumenta il mio senso di isolamento, non so bene che dovevo controllare sul cellulare, a chi dovessi mandare la foto, ma è probabile che fossi tu, sei l'unica a cui scrivo.


Poi la strada prende una via più interna, il mare nero come la pece non lo vedo più, sento solo in lontananza le sue onde che si infrangono adirate sulla scogliera.

Ora è un piazzale che ho raggiunto, qui c'è un grande capannone industriale, dove entro subito per cercare un po' di pace e un poco di tepore.

Nel capannone ritrovo la donna con il caschetto nero, stavolta gli occhi sono profondi e neri, ma il viso ancora non si vede.

Abbiamo una discussione, su cosa non ricordo, litighiamo come se ci conoscessimo da molto, invece mentre facevamo l'amore sotto il sole mi sembrava poco più di una sconosciuta.

Mi chiede che fine ho fatto, io le rispondo evasivo come sempre, perché ho sempre odiato dare spiegazioni, soprattutto se non ne ho alcuna.

Lei, senza che la interrogassi, invece mi da le sue, ed io capisco che era con un altro pochi attimi fa, ecco su cosa stavamo discutendo.

Le chiedo se ha fatto l'amore con quell'altro, ma non mi risponde, sorride con gli occhi, un po' beffardi un po' dispiaciuti.


Le metto una mano sul lungo collo (cosa che mai farei senza sognare) e la alzo di peso con il braccio sinistro, con il destro le tasto il viso senza alcuna delicatezza, per sentire i suoi lineamenti che non riesco a vedere (il tatto oltre la vista).

Poi la lascio, in preda alla vergogna per lo scatto d'ira e di gelosia.

Mi guarda con dolcezza ora, e mi sussurra con la voce un po' rauca di chi ha appena liberato la sua trachea da una mano che la mordeva:


"io vado da chi mi chiama, non lo sapevi?"


Quelle parole mi gelano il sangue,

mentre quei dolci occhi neri continuano a scaldarmelo.   



    

venerdì 27 novembre 2020

Betelgeuse (il dilemma di una stella)

 

Brillerò intensamente, seppur brevemente

sperando d’abbagliare qualche testimone con la mia esplosione.


La materia espulsa

la mia sostanza

vagherà tra immensi intervalli di nulla

prima dell'appuntamento con la tua 

con la quale si unirà in altri mondi

in altri modi

a formare nuove stelle 

(e pianeti).



O imploderò dentro le mie viscere

sotto la gravità dei miei pensieri

mi farò più piccolo, eppure massiccio

arrendendomi ai diagrammi cerebrali di Solaris

risucchierò le costellazioni,

dentro il mio nero umore.


Niente potrà più uscire

i mondi divorati aumenteranno la gravità

la gravità aumenterà la fame,

che consumerà sempre più materia per cercare di placarsi. 



Ho scritto/cancellato milioni di volti

la soluzione è in uno di quelli

in un volto che ho visto ma che non conosco

incrociato per sbaglio in una grande stazione.


Non lontano dal binario N.9








venerdì 18 settembre 2020

Dipartita di uno sguardo nascosto



Il male che fai non nasce dalla durezza del tuo muscolo rosso,

ma dalla tenerezza in cui riduci quello altrui.


Il mio unico pensiero, fisso e soverchiante,

è te che leggi gli altri.


Non riesco a non impazzire di dolore quando leggi gli altri.


Lo so, sono malato.








domenica 30 agosto 2020

Gigi

Vi dico ciò che mi è successo

io dormo nella valle dei non vivi

pur non essendo mai morto, perché mai vissi.


Non riesco a dissetarmi, eppure l'acqua abbonda in questa valle

ho lasciato l'esistenza alle spalle, come una piccola cosa

senza che me ne fossi saziato.


L'oscurità, l'orrore di un bimbo

è venuta sopra di me prima che la mia bocca potesse riempirsi del seno materno.


Gli spiriti di questa valle allontanano tutti da me

mentre io non sono stato preparato all'età della solitudine

sarebbe stato invece contento il mio cuore di vedere molta gente

perché era già educato alla gioia prima che venisse. 


Che cosa sono gli anni che si passano sulla terra?

Io non lo so, come non so chi sono quelli laggiù

la cui unica occupazione è dormire nel paese del sonno infinito

non si svegliano per salutare i loro fratelli, né la madre, né il padre.


I loro cuori dimenticano i figli, e tutte le persone che hanno amato e poi odiato

l'acqua della vita giova soltanto a chi è sulla terra. 


Ho sete, benché abbia l'acqua a portata di mano.


La morte

nessuno la vede

chiama tutti a se

ed essi vanno subito da lei

benché davanti a lei rabbrividiscano i loro fragili cuori


Ruba il figlio alla madre più volentieri del vecchio che le fa la corte

ognuno che è in pena la prega

ma lei non volge loro la faccia

non viene da chi la implora

non si cura di chi gli si offre.


Prosegui nella tua menzogna con mia madre

dille che sto bene

non mi consola la sua pena.





   

 


giovedì 27 agosto 2020

Meet Lago Upi

Bello il cielo

bella la montagna

e il lago

ma è il fuoco offuscato di una stella dietro la filigrana dei tuoi capelli

a incantarmi

domenica 16 agosto 2020

###

Sai non mi ricordo più che cosa non potevi darmi non essendo ###.

Ho rimosso tutto perché, improvvisa,

mi si è illuminata un’ampia aerea emotiva che era al buio da sempre.


Mio dio, era così ovvia questa cosa,

ecco qual'era il tassello che mancava.

Ma come ho fatto a non pensarci prima?

“Perché Lei è Mia!”

Quando l’hai pronunciato mi tremavano i polsi,

dopo è stato come se mi raschiassero le pareti dello stomaco sino a farlo sanguinare.

Finalmente era chiaro quel che volevo.

Non ero cosciente di questo, mi sembrava tutto così contraddittorio, ma non lo era.


Troppo, anche per l'immaginazione, sognare che tu sia mia,

e poi non so neanche se lo vorrei,

mi piaci così, libera (da me),

non mi sentirei degno di un dono così grande,

schiacciato da immonde colpe.


Perché continuare con tutte le forze a corteggiarti allora?

Come fossi in preda di un raptus,

per arrivare dove, a cosa?

Ho provato una sorta di orgasmo di fronte alla violenza con cui lo hai pronunciato,

ho pensato che se fosse stato diretto verso di me avrebbe vibrato l’anima.


Ti faccio la corte perché voglio essere ###,

già mi ci sento a dire il vero, in ogni mia piccola fibra

ma bramo più di ogni altra cosa che tu voglia sia ###, solo ###.


Nessun rispetto vorrei in questo,

solo il tuo puro egoismo a volermi per te.


Abbiamo bisogno di essere di qualcuno, prima ancora di averlo.

Questa cosa mi è chiara solo ora.  


a 2015





mercoledì 22 luglio 2020

Il mare dalla finestra

Quando vai via

mi abbandoni in un vuoto che non so colmare



Poi mandi la tempesta

irrompe dai vetri della mia finestra

si porta via i mobili

li rimpiazza con la spuma del tuo mare

che colma d'incanto

tutto il mio prosciugare




https://www.youtube.com/watch?v=zH1o9TPETYk






giovedì 25 giugno 2020

Gli stessi bicchieri

La neve che si srotola come un tappeto gelido fuori dal finestrino mi ha sciolto il cuore.

Siamo stati tutti piccoli ostaggi dei nostri adulti
in giro per luoghi che ci hanno lasciato in apparenza indifferenti
e che invece hanno scavato sotto le nostre vene cunicoli e tane in cui riporre la loro magnificenza
ripiegata con cura
fino a quando non fossimo stati pronti ad indossarla ancora

-----------------------------------------------------------------------------

Avevo due fratelli. 

Uno timido, silenzioso, faticava a guardarmi negli occhi
l'altro istintivo.
Uno suonava il xilofono, l'altro il clarinetto.

Abbiamo passato molto tempo assieme
bevuto inconsapevolmente dagli stessi bicchieri, con cui i nostri adulti tentavano di farci ammalare 
di quelle malattie infantili che vanno prese
e che io, a quell'età, non presi.

Li osservavo, era così interessante la loro diversità.
Se le davano, a volte, di santa ragione,
separarli, prima che grossi segni rossi apparissero sui loro bei visi, era assai arduo.

Amavo, riamata, uno di loro
un sentimento a me sconosciuto.

Quel giorno vennero insieme a bussare alla mia porta per andare a giocare,
ma io fui addobbata a festa per andare in un posto.

La mia memoria mi gioca, a volte, brutti scherzi,
ma niente può dinanzi allo stupore di quei 4 occhi che si sono arpionati a me come artigli
e che mi hanno accompagnata attraverso le mie ere.

Uno dei due si è lasciato sfuggire "sei bella, sembri una principessa".
Impensabili, fino ad ora, simili parole da quelle giovani labbra
e a pronunciarle era colui per il quale il mio cuore inconsapevolmente palpitava.

Per poco non esplose.

Un giorno scoprii che per me litigavano,
che ero, inconsapevolmente, causa dei loro parapiglia.

Uno dei due, piangente, mi disse "A te piace lui perché è più bello, ma sappi che io sono più buono".
Così lo scoprii.

Aveva torto perché erano (e sono) belli entrambi, di una bellezza delicata.
Aveva ragione perché a me piaceva chi diceva lui
e soffrii della sua sofferenza
della competizione
della sconfitta.

Da allora nascosi ogni mia pulsione, ancor di più di quanto già facessi, agli occhi di entrambi. 

Non volevo più lacrime 

Non volevo altro dolore

di cui essere artefice.

e 2020


Per qualche oscuro motivo
i tuoi ricordi
sono l'unica cosa alla quale riesco ad aggrapparmi
per non cadere

domenica 7 giugno 2020

Eden


Le camere buie e senza ospiti
i corridoi silenziosi
in cucina giacciono le ultime stoviglie
in attesa d’esser lavate
per l’ultima volta.

Piante e fiori crescono rigogliosi
si impadroniscono delle terrazze che conoscono solo i passi felpati dei gatti
e lo sbatter d’ali dei gabbiani.

Giù in fondo, al pian terreno
nella reception polverosa e poco illuminata
scrivo email incomprensibili.

Cerco affannato sulla tastiera lettere che non ci sono
quelle poche volte che le trovo il monitor ne rivela delle altre al loro posto
penso di aver sbagliato a digitare, torno indietro e cancello
digito di nuovo ma niente
compare sempre un’altra lettera.

Le lettere già digitate cambiano di posto, si mischiano, si ricombinano
confondono ogni senso che avrei voluto dare
se un senso c’era nella mia testa
perché ora non mi viene in mente.

Da quanto tempo sono impegnato in questa inutile attività?
Non ricordo neanche questo
ma è comunque trascorso il tempo necessario a sopprimere ogni fine
l’attività  diventa lo scopo.

E' così che diventa infeconda la vita
giorno dopo giorno
ora dopo ora
la meta di se stessa.

Ma poi succede qualcosa
si affaccia inatteso il “primo” cliente
come Adamo nel giardino dell’Eden

D’incanto i corridoi si illuminano
salta fuori il personale dal nulla
è tutto un fermento, un affannoso preparativo per l’illustre ospite
che risulta odioso, invadente, maleducato.

Scorrazza per l’Eden senza rispettarne le regole, come fosse il padrone
come lo fosse sempre stato.

Io sono qui da tempi immemorabili
non posso credere che a questo era destinata la mia eterna angoscia e solitudine.

Ad accogliere la tua malacreanza
e quella della tua detestabile compagna.


https://www.youtube.com/watch?v=5-IxkvaXlzE

Stamattina non era un Eden
e non era l'inferno

Avrei preferito lo fosse

Non sarebbe stato tanto misero

domenica 31 maggio 2020

Bug esistenziale

Inchiodato a un letto di ospedale
con i ferri nelle ossa
le ferite che non davano tregua
che inzuppavano di sangue le lenzuola
ero sorridente
lo sono stato sempre
anche quando non mi vedeva nessuno

Ti sembrerà incoerente
tanta positività in una mente che pensa di darsi la morte
eppure non lo è
è la vita che è dentro di me che comanda
digrigna i denti al demone che mi rappresenta
pensa al posto mio
vuole, desidera, chiede
dice che lo fa per me
intanto mi infligge la reclusione nell'angolo più buio
mi obbliga alla prigionia delle carceri nel mio stesso castello
trattato come un pazzo in catene
per il suo stesso "bene"
a impedirne il ferimento

Essere vivi è un'illusione
è la vita che vive se stessa
non noi
per farlo ha bisogno di coscienze docili
che non si ribellano
coscienze vergini
alle quali verrà promessa una qualche felicità
rese arrendevoli al dolore
e poi, alla fine, condotte al macello

Parlo troppo
con te

lunedì 18 maggio 2020

Hipo chondros

Dietro la volontà di non sentire un punteruolo conficcato sotto lo sterno

c'è la paura

non ci sei tu



è sensuale la tua afflizione

deve esserlo anche il tuo sterno che le fa da cappello



Abituata

non più derubata

(dal dolore)

sabato 9 maggio 2020

Dura scorza di cuoio e morbida pelle rovente


La tua calligrafia mi ha emozionato.
Mi è caduto subito l’occhio su quel particolare, prima ancora di leggere il contenuto del biglietto, lì sotto la pioggia, in quell’ibrido di luce e tenebra.
Forse è una cosa che non ti piacerà, già lo so.
Ho notato quella piccola imperfezione, un’indecisione nel tratto, un punto interrogativo che si sovrappone alla parentesi, e poi ancora punti interrogativi.
Ho sentito l’esitazione, tua, e forse anche un po’ di nervosismo (c’era qualcuno che ti pressava mentre scrivevi?), l’ho percepita sulla pelle, mi è sembrato come di udire il battito del tuo cuore accelerato, insieme al mio che lo ascoltava.
Era come un balbettio dell’anima.
Qualcosa di magico, che la scrittura digitale non potrà mai rendere.
Qualcosa che forse ti fa inorridire, ma che rende ebbro di piacere me.
Lo sai vero che effetto fai agli altri.
Appari bella, di una bellezza superba, invincibile.
Impossibile da amare, forse anche da desiderare.
Inafferrabile come una dea e lo splendido e folle diamante della “tua” canzone (di cui mi sono innamorato).
Eppure anche gli dei invidiano la nostra mortalità, e le debolezze che porta con se.
Solo noi, esseri imperfetti e colmi di paure, siamo in grado di amare, di vivere così intensamente, proprio perché sappiamo di essere già morti.
Alcune volte ho paura di te, perché nella tua apparente perfezione non lasci spiragli, non concedi  speranza.  
Quelle volte che mi fai (Intra)vedere una tua debolezza mi batte il cuore all’impazzata, si risveglia pieno di ardore, pronto a proteggere e ad amare quel tenero e debole fagottino che gli hai donato.
Fai bene ad esserti resa di scorza dura e scintillante, e deve essere stato tanto faticoso indossarla.
Ti hanno fatto soffrire, l’hai dovuto fare, quella scorza ti ha fatto sopravvivere ieri e ti protegge oggi.
Fai bene.
Ma io sento che mi parli da lì dietro, parli un linguaggio che capisco, mi chiedi qualcosa nella mia lingua.
O forse è talmente grande il desiderio che tu lo faccia che oramai sento le voci.
Continua a proteggerti, ma fai vedere a qualcuno quello che hai dentro, “prima che il giorno ti rubi la luce” risplendi della tua bellezza segreta, una cosa così bella non puoi tenerla solo per te.
Lascia che qualcuno, prima o dopo, si accorga di te, mortale che vivi sotto le sembianze di dea.
Non devo essere necessariamente io, mi tremano le vene al solo pensiero, al desiderio.
Se pensi che il “tuo” uomo sia degno di tale dono non privarlo di questo.
Io quello che sono riuscito ad avere me lo tengo stretto per sempre nel petto come il più prezioso dei regali.
La foto nella mia ultima opinione è una donna bellissima e sensuale che slancia il suo petto come a volersi svelare, senza pudore ci mostra i suoi seni turgidi che incorniciano la sua ferita ancor più splendida.
Sembra di cuoio la sua scorza, ma sotto nasconde morbida pelle infuocata.
Amerò per sempre sia l’una che l’altra.

a 2015

Affogo

 La “mia” mente sa più cose di quante ne sappia io Conosce mondi in cui non sono mai stato Partorisce oceani  Nei quali la notte affogo Come...